13/02/2012, 00.00
SIRIA
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Vescovo di Aleppo: Senza il dialogo la Siria diventerà un nuovo Iraq

Mons. Antoine Audo commenta gli attentati avvenuti nella sua città, costati la vita a 28 persone. Fra i morti anche due cristiani. Il prelato sottolinea lo spirito di solidarietà fra cristiani e musulmani, uniti nonostante il clima di odio e violenza. L' invito alla comunità internazionale a favorire il dialogo con le varie fazioni non lo spirito di vendetta. La Lega araba propone l’invio di truppe Onu per fermare gli scontri fra esercito siriano e ribelli. Ieri l'appello del papa.

Aleppo (AsiaNews) – “La comunità internazionale deve favorire il dialogo fra le varie realtà, non alimentare lo spirito di vendetta. Appoggiare una fazione contro l’altra trasformerà la Siria in un nuovo Iraq. A farne le spese saranno soprattutto i cristiani”. È quanto afferma ad AsiaNews, mons. Antoine Audo, vescovo caldeo di Aleppo, dopo l’attentato dell’ 11 febbraio contro due basi delle forze di sicurezza del regime costato la vita a 28 persone, fra cui due cristiani. Le considerazioni di mons. Audo vengono un giorno dopo l'appello che Benedetto XVI ha fatto al regime siriano, alle forze di opposizione e alla comunita' internazionale.

Principale città commerciale della Siria e simbolo di unità e dialogo fra cristiani, sciiti e sunniti, Aleppo è rimasta ai margini dei gravi scontri fra truppe ribelli e regime che dal febbraio 2011 scuotono il Paese. Tuttavia, dal alcune settimane la tensione è cresciuta. Dopo l’esplosione delle due autobomba, ci sono stati scambi di accuse sulla responsabile dell’attacco fra il Free Syrian Army (Fsa) e il regime di Bashar Al-Assad, che in questi giorni ha ripreso i bombardamenti su Homs e altre città sotto il controllo dei ribelli. Ieri, al Cairo, i 22 rappresentanti della Lega araba – esclusa la Siria – hanno proposto l’invio congiunto di caschi blu dell’ONU e truppe arabe.

Mons. Audo sottolinea che nonostante il clima di violenza e vendetta di questi mesi, la popolazione è rimasta unita, non solo ad Aleppo, ma anche in altre città. “I due cristiani rimasti uccisi nell’attentato – racconta il prelato - erano andati a pregare in una moschea situata vicino al luogo dell’esplosione, in segno di solidarietà verso i musulmani. Ieri centinaia di persone di entrambe le fedi hanno partecipato ai funerali delle vittime”.

Secondo il vescovo, tutti i siriani senza distinzione confessionale patiscono per le violenze e la profonda crisi economica che ha messo in ginocchio il Paese. Egli fa notare che le sanzioni e il clima di paura hanno bloccato gran parte delle attività economiche, dalla vendita di alimentari ai medicinali. A farne le spese sono soprattutto le famiglie povere.

“La chiesa cattolica – afferma - sta lavorando per aiutare la popolazione stremata ad Aleppo, Damasco e Homs. Io stesso, come presidente della Caritas siriana mi sono impegnato in prima persona insieme ad altre realtà umanitarie locali per attuare programmi di sostegno alimentare e sanitario alle famiglie”.

E proprio ieri, Benedetto XVI ha rinnovato un  "pressante appello" per "porre fine alla violenza e allo spargimento di sangue" in Siria, insieme a un invito a "privilegiare la via del dialogo, della riconciliazione e dell'impegno per la pace". Il papa si è rivolto a tutte le parti in gioco e in particolare "alle autorità politiche in Siria".

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