20/02/2014, 00.00
FILIPPINE
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Vescovo di Borongan contro il governo: Inefficace nell'aiuto alle vittime di Yolanda

A cento giorni dal passaggio del super-tifone l’esecutivo non ha saputo garantire un “aiuto adeguato”. Mons. Crispin Varquez spiega che i progetti di ripresa sono fermi e le sofferenze della popolazione crescono. La Chiesa filippina stanzia 1,6 milioni di dollari per la costruzione di barche e la ristrutturazione di case e luoghi di culto.

Manila (AsiaNews) - Il governo filippino non ha saputo fornire un "aiuto adeguato" ai parenti delle vittime e ai sopravvissuti del tifone Yolanda, che tre mesi fa ha devastato diverse aree delle Samar orientali e altre zone del centro del Paese. Il giudizio, durissimo, contro l'operato dell'esecutivo e del presidente Benigno Aquino è di mons. Crispin Varquez, vescovo di Borongan, nella regione delle Visayas orientali; il prelato sottolinea che oltre ai controversi dormitori di emergenza allestiti all'indomani del disastro, i progetti di ripresa sbandierati dal governo sono ancora fermi al palo, mentre le sofferenze della popolazione si fanno sempre più acute. Intanto la Caritas Manila ha distribuito 70 milioni di pesos (quasi 1 milione e 600mila dollari) per fornire mezzi di sussistenza e generi di prima necessità agli sfollati. 

Mons. Varquez spiega di visitare con regolarità le aree colpite dal super-tifone, ma "per ora ho visto solo dormitori" che sono "le uniche cose" fatte sinora dal governo qui (nelle Samar orientali). Il prelato aggiunge che le vittime sono ancora in attesa dei programmi e delle iniziative promesse dall'esecutivo; i progetti sono fermi e a poco o nulla è servita la nomina dell'ex senatore Panfilo Lacson ad assistente del Presidente per la riabilitazione e il recupero. 

"Non vi sono case e mancano le basi per poter vivere" racconta il vescovo di Borongan, che imputa a Manila anche la colpa di mantenere le famiglie all'oscuro circa la reale situazione dei progetti e le tempistiche di attuazione. "Non so nemmeno quando partiranno - aggiunge - o se si trovano ancora allo stadio di progettazione. Non ne ho idea". Intanto una rete di attivisti, la Tindog People's Network, costituita da persone sopravvissute al tifone potrebbe presto intentare un'azione legale nei confronti dell'amministrazione Aquino, per i fallimenti e le incapacità mostrate nella gestione delle operazioni di soccorso e riabilitazione per le popolazioni colpite dal tifone. 

Intanto la Chiesa filippina continua l'opera di assistenza, come sottolinea p. Anton Pascual direttore esecutivo di Caritas Manila: "Abbiamo già finito le prime operazioni per fronteggiare l'emergenza - racconta il sacerdote a Radio Veritas - e abbiamo messo a disposizione 100 milioni di pesos (poco più di 2,4 milioni di dollari) per le popolazioni di almeno 10 province". Hanno da poco preso il via i programmi di recupero di medio e lungo periodo, per i quali i vertici dell'ente caritativo cattolico e della Chiesa locale hanno previsto un esborso iniziale di 70 milioni di pesos. Il denaro verrà usato per la costruzione di imbarcazioni, la ristrutturazione delle scuole e delle chiese, in particolare a Iloilo e Leyte. 

Abbattutosi sulle isole Visayas (Filippine centrali) lo scorso 8 novembre, Haiyan/Yolanda ha colpito a vario titolo almeno 11 milioni di persone e per un ritorno alla piena normalità saranno necessari otto miliardi di dollari. Ancora oggi vi sarebbero oltre 1.700 dispersi; il numero delle vittime sarebbe superiore a 5mila, anche se il presidente Aquino ha voluto ridimensionare le cifre, sottolineando che le prime stime [superiori a 10mila] erano frutto della reazione emotiva alla tragedia e il numero dei morti non supera i 2.500. Del resto l'estensione del territorio, la sua frammentazione e la difficoltà nell'accedere in alcune aree hanno rappresentato un serio ostacolo agli interventi. Sono quasi 11 milioni gli abitanti che hanno subito danni o perdite a vario titolo, sparsi in 574 fra municipalità e città diverse. 

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