09/03/2005, 00.00
IRAQ
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Vescovo di Kirkuk: in ripresa l'economia del "nuovo" Iraq

di Maurizio dOrlando
Per mons. Louis Sako la situazione è sicuramente migliore dei tempi di Saddam e, dove c'è sicurezza c'è anche ricostruzione. Non c'è persecuzione verso i cristiani "come gruppo", generalmente parte della classe più benestante, ma qualcuno li accomuna agli americani.

Milano (AsiaNews) - L'economia irachena si sta riprendendo, soprattutto nelle zone del Paese dove è migliore la sicurezza, le stesse nelle quali si notano segni di ricostruzione. Ma, spiega ad AsiaNews mons. Louis Sako, arcivescovo cattolico caldeo di Kirkuk, in cui si concentrano molti dei più antichi e tuttora ricchi giacimenti petroliferi del Paese, la situazione è  "leggermente migliorata" in tutto il "nuovo" Iraq del dopo elezioni. E' così anche per i cristiani, che generalmente sono più preparati e più intraprendenti dei loro compatrioti musulmani, e verso i quali, "come gruppo", mons. Sako nega che ci siano forme di persecuzione, anche se in qualche caso vengono accomunati, per la loro fede, con gli invasori americani.

"L'Iraq – spiega il vescovo, in Italia per un breve soggiorno - è un Paese ricco non solo di petrolio, ma anche per la sua agricoltura e per le sue potenzialità turistiche. Per anni il regime ha impoverito il Paese perché l'ha trasformato in una grande caserma. Adesso l'economia si sta riprendendo ed i mercati sono pieni di ogni genere di merce. Durante l'embargo non c'era niente. La situazione è migliorata anche per quanto riguarda i salari. Ad esempio, prima un professore universitario guadagnava l'equivalente di 10 dollari al mese e così doveva arrangiarsi in vario modo, vendendo giornali, guidando i taxi e così via. Ora, invece, a seconda delle situazioni, guadagna da 700 a 1.400 dollari mensili.

Come sta andando la ricostruzione?

Per quanto riguarda la ricostruzione, tutto dipende dalla sicurezza. In città come Baghdad, Mosul e Bassora, non c'è sicurezza. Pertanto in queste città la ricostruzione è limitata ed i lavori sono rallentati o fermi perché la gente ha paura. Altrove, invece, come a Nassiriya ed a Samawa, c'è molta più sicurezza. Anche a Kirkuk c'è un buon livello di sicurezza e soprattutto tanto lavoro. A nord di Kirkuk, nel Kurdistan, la sicurezza è poi assoluta. Kirkuk è un po' un eccezione perché è a metà strada tra la zona araba e quella curda ed inoltre a Kirkuk c'è il petrolio. La sicurezza è importante. Ad esempio, alcuni iracheni, che non possono investire nelle zone dove non c'è sicurezza, vanno nel nord, nel Kurdistan, per costruire alberghi o fare fabbriche.

Qual è la situazione dei cristiani?

Generalmente i cristiani formano un'elite, sia per la loro formazione professionale ed il livello di istruzione che per la loro apertura al sapere scientifico. In tutto ciò, gioca un ruolo anche l'educazione religiosa, come apertura al mondo e con riferimento al modo d'intendere la famiglia secondo la morale cristiana. Di conseguenza vivono generalmente meglio. La maggioranza dei cristiani ha fatto studi superiori: tanti sono medici, ingegneri, commercianti, tecnici ed ora anche interpreti. La ragione è che un cristiano per natura si sforza di migliorare le proprie condizioni di vita, sia spirituale che sociale ed economica. Per i mussulmani invece tutto è predestinato da Allah.

Nei confronti dei cristiani ci sono forme di persecuzione dirette o indirette ?

Direttamente non c'è alcuna forma di persecuzione contro i cristiani come gruppo. Essendo però i cristiani una minoranza, quando c'è qualche evento che riguarda un cristiano, subito viene risaputo. Ad esempio, se un cristiano viene rapito, immediatamente la notizia si propaga e fa paura. Mentre il rapimento di un mussulmano non suscita scalpore, è considerato quasi normale. Anche per gli atti di terrorismo è così. Rispetto, ad esempio, agli attentati contro le chiese cristiane, quando i terroristi hanno attaccato Kerbala e Najaf, città sante dell'Islam, i mussulmani morti sono stati molte centinaia. Se facciamo un paragone ci sono molte più vittime mussulmane che non cristiane.

C'è però una persecuzione indiretta da parte di alcuni che accomunano i cristiani iracheni agli americani. Questo avviene sia a causa della penetrazione dell'estremismo islamico sia per ragioni economiche. I cristiani infatti sono mediamente più ricchi. Inoltre è più facile rapire un cristiano in quanto i mussulmani, a differenza dei cristiani, sono inseriti in un contesto tribale che li protegge. Per questo, quando vengono rapiti, i cristiani pagano mentre i mussulmani fanno conto sulla rappresaglia della tribù. Ciò nonostante sono molti i musulmani che sono rapiti. A farli non sono membri della resistenza, ma gruppi di criminali ben organizzati, che mirano solo ai soldi.

Quali prospettive vede adesso dopo le elezioni ?

Dopo le elezioni la situazione è cambiata e leggermente migliorata. Un nuovo Iraq è nato, ma è un bambino. Ci sono tanti rischi e sfide. Bisogna aiutarlo a crescere. Questo è un compito anche di tutta la comunità internazionale ed in particolare dei Paesi arabi perché, nel bene come nel male, gli eventi iracheni hanno una risonanza nella regione e perché generalmente l'Iraq vale un po' come modello di riferimento per tutta l'area. Personalmente penso che questo effetto di risonanza sia già iniziato e mi riferisco alle riforme in Libano ed Egitto, alle elezioni in Arabia Saudita e ad altro ancora. Penso che il futuro dell'Iraq sarà molto migliore. Penso che si svilupperà un Iraq democratico e pluralista dove ognuno potrà realizzarsi liberamente. Secondo me, rispetto ad altri Paesi della regione, l'Iraq potrà avere una grande crescita ed un'economia molto solida, date le grandi risorse che possiede. Tanti iracheni che erano espatriati ritornano per investire i propri soldi.

C'è un posto dunque anche per i privati nella ricostruzione ?

Tutti coloro che vogliono hanno la possibilità di investire, non come prima quando tutto era pianificato dallo Stato. La vita quotidiana, dal punto di vista economico, è tornata normale.
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