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    » 28/12/2011, 00.00

    RUSSIA

    Vescovo di Mosca: senza fede la Russia è insignificante per il mondo

    Marta Allevato

    Mons. Pezzi parla del senso del Natale nella comunità russa, in un momento di grandi cambiamenti sociali, fa il punto sul dialogo ecumenico con la Chiesa ortodossa e invia i suoi auguri ai fratelli ortodossi.
    Mosca (AsiaNews) – In un momento di grandi cambiamenti sociali, “la fede cristiana vissuta deve tornare a rappresentare l’elemento protagonista della società russa, se questa vuole essere di nuovo un punto di riferimento anche per il mondo intero”. A spiegarlo è l’arcivescovo della Madre di Dio a Mosca, mons. Paolo Pezzi, che in un’intervista ad AsiaNews commenta il senso del Natale per la comunità cattolica russa oggi e individua nel “comune dono del martirio” il segno e il richiamo a intensificare un cammino di comunione con la Chiesa ortodossa.

    Eccellenza, che valore ha quest’anno il Natale?

    Anzitutto il Natale è l’occasione per ricordare che Dio si è fatto uomo e lo ha ha fatto in un preciso momento di tempo che ha dato significato al Tempo e a tutta la Storia. Il Natale è sempre una nuova opportunità di fermarsi a contemplare questo mistero e ringraziare Dio che non solo ha creato l’uomo, ma è divenuto ed è rimasto nel tempo una compagnia stabile all’uomo attraverso la Chiesa.

    E che significato può avere questo, oggi, per la comunità russa?

    Riprenderei una cosa che ha detto di recente il Papa e che è applicabilissima alla nostra situazione, quella russa: la necessità che la domanda su Dio torni a essere attuale, che questa riguardi soprattutto la Chiesa, e che questa domanda possa tornare a informare come criterio la vita sociale, politica ed economica dei Paesi in cui viviamo.

    Ma questo è ancora possibile in Russia, un Paese uscito da 70 anni di ateismo di Stato?

    Penso che la fede cristiana vissuta deve tornare ad essere l’elemento protagonista di questa società se questa società vuole tornare ad essere un punto di riferimento anche per il mondo intero. In questo senso il pellegrinaggio alla cintura della Vergine a Mosca è stato il segno di una grande devozione e anche il segno che certi avvenimenti sono in grado di muovere il popolo. Quello che occorre, a mio parere, è che assieme a questo ci sia una presa di coscienza del valore di fede che ha anche un pellegrinaggio.

    Quali sono stati i momenti più significativi della vita della comunità cattolica russa in questo 2011?

    Di certo quelli legati ad alcune ricorrenze, in particolare il centenario della consacrazione della cattedrale di Mosca, e poi alcuni altri anniversari analoghi in altre città. Questo è stato occasione innanzitutto di una maggiore presa di coscienza della storia della Chiesa cattolica in questo Paese e hanno favorito una maggior presa di coscienza tra i fedeli di portare nell’oggi il nostro contributo a questa società. Anche la giornata mondiale dei giovani col Papa in Spagna ha avuto un grande significato: l’incontro con Benedetto XVI ha suscitato un’onda realmente grande tra i giovani in Russia al punto che in diverse migliaia sono andati fisicamente a Madrid. L’appuntamento è stato accompagnato da una serie di incontri di testimonianza che abbiamo avuto coi giovani, molto significativi nella direzione di una presa di coscienza del valore della propria umanità di fronte al mistero di Dio presente e della propria vita come vocazione, come possibilità di spenderla per il bene del mondo, per la costruzione di un mondo nuovo.

    A fine 2011 possiamo fare il punto del dialogo ecumenico con la Chiesa ortodossa e tracciarne le prospettive di sviluppo per il prossimo anno?

    Con gli ortodossi almeno, almeno a livello locale in Russia, non abbiamo formulato un’agenda di particolari appuntamenti per il prossimo anno. A mio parere è stata molto significativa, anche dal punto di vista dei rapporti tra le Chiese, una serie di conferenze, l’ultima svoltasi a Mosca organizzata dal Patriarcato, sulla persecuzione dei cristiani nel mondo. Questo ultimo convegno mi è parso importante anche operativamente per alcuni elementi emersi, come la necessità e la possibilità di fare un monitoraggio della situazione coordinato tra le Chiese, cioè considerando la persecuzione dei cristiani l’opportunità di rendere sensibili con azioni comuni quei governi e quegli Stati che possono fare qualcosa almeno per ridurre se non eliminare la persecuzione. Questo permette di essere coscienti in modo comune che essere testimoni di Cristo può portare al dono della propria vita con l’effusione del sangue. E si tratta di una consapevolezza che riguarda tutti i cristiani e non solo una comunità o Chiesa. E in questo c’è anche il segno e il richiamo a intensificare un cammino di comunione.

    A breve, il 7 gennaio, anche la Chiesa russo-ortodossa festeggerà il Natale. Che augurio vuole inviare?

    Quello che io posso fare ai fratelli cristiani ortodossi è lo stesso augurio che faccio e farò a me stesso e alla nostra chiesa locale: di poter vivere con sempre maggiore intensità questo avvenimento che è la cosa più bella che sia accaduta nella storia cioè che Dio si è fatto uomo.


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