05/07/2016, 13.23
GIAPPONE – BANGLADESH
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Vescovo di Niigata: Voglio piangere per la popolazione del Bangladesh

di Tarcisio Isao Kikuchi*

Voglio piangere per le vittime di questi attentati. Non soltanto per i sette giapponesi ma per tutte le anime innocenti portate via dal terrore in tutto il mondo. Ma voglio piangere ancora di più per la popolazione del Bangladesh, che oggi perde almeno sette bravi fratelli e sorelle dal Giappone che in maniera compassionevole pensavano al miglioramento della loro vita. Un commento alla strage di Dhaka.

Niigata (AsiaNews) – In tutto il mondo si sono verificati moltissimi attacchi terroristici, tramite bombe o kamikaze, e moltissime persone innocenti sono morte. Il mio cuore è sempre pieno di dolore quando vengo a sapere di questi atti. Tuttavia, l’attacco crudele e senza pietà che ha colpito gli innocenti del ristorante di Dhaka mi ha reso terribilmente triste.

Fra i 20 ostaggi che sono stati uccisi dai terroristi vi erano sette giapponesi. A causa del coinvolgimento di queste persone nell’attacco noi, popolo del Giappone, siamo stati una volta di più costretti a riconoscere che il nostro Paese non è isolato dal resto del mondo. In questa realtà globalizzata, nessuna nazione può essere isolata dagli affari mondiali ma deve coinvolgersi e dare un contributo positivo e attivo.

Non parlo, come suggeriscono alcuni, di un coinvolgimento militare del Paese. Ma il Giappone deve capire che deve fare la sua parte nel processo di creazione della pace in questo nostro mondo complesso, perché è un membro responsabile della casa comune di tutti noi.

Secondo il quotidiano giapponese Asahi Shimbun una delle vittime, l’80enne Hiroshi Tanaka, era un cattolico, insegnante di catechismo in una parrocchia di Tokyo. Che dolore perdere un cattolico così impegnato per la sua comunità.

Ma questo che mi rende così triste è che tutte le sette vittime giapponesi lavoravano nell’ambito di progetti di sviluppo per il benessere del Bangladesh. Erano persone piene di compassione nei confronti dei bisognosi. Erano persone che trovavano la felicità nel porgere la mano a chi è in difficoltà, persone che erano in grado di pensare in maniera globale e agire andando oltre i confini nazionali.

Erano persone che sarebbero state utili nel prendersi cura della Terra, nostra casa comune. Che terribile peccato perdere questi meravigliosi combattenti del vero sviluppo e della riduzione della povertà nel mondo.

Al contrario, coloro che hanno compiuto questo terribile attacco contro vittime innocenti non sono in grando di andare oltre il proprio, limitato mondo. Gli attentatori hanno vissuto in un mondo “privato”, del tutto isolato dagli altri.

Ovviamente è inaccettabile che si usi il nome di Dio – o qualunque motivazione religiosa – come scusa per strappare la vita. Ogni vero religioso sa che Dio è per la vita e mai per la morte, per la pace e non per la violenza, per la protezione della dignità della persona umana e non per la sua distruzione.

In questo mondo globalizzato non siamo in grado di vivere senza aiutarci in maniera reciproca. Non siamo in grado di mantenere la nostra casa comune senza unire la nostra saggezza. Non possiamo concentrarci soltanto sulle agende interne e ignorare i bisogni delle altre persone, né ritirarci nel nostro mondo privato protetti da barriere egoistiche con l’unico scopo di pensare a noi stessi. Dobbiamo lavorare insieme per il miglioramento di tutti.

Le vittime di questo attacco erano persone in grado di spezzare queste barriere e andare molto oltre. Ma i terroristi non lo erano. Fra vittime e carnefici c’era un’enorme distanza: la differenza nel modo di vivere la vita, fra quelle impegnate a curarsi degli altri e quelle incentrate sull’ignorare il prossimo per portare avanti soltanto i propri scopi.

Voglio piangere per le vittime di questi attentati. Non soltanto per i sette giapponesi ma per tutte le anime innocenti portate via dal terrore in tutto il mondo. Ma voglio piangere ancora di più per la popolazione del Bangladesh, che oggi perde almeno sette bravi fratelli e sorelle dal Giappone che in maniera compassionevole pensavano al miglioramento della loro vita.

* Vescovo di Niigata

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