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  • » 16/11/2017, 13.19

    INDIA

    Vescovo di Sagar: I radicali indù vogliono eliminarci. Aiutateci



    Mons. Anthony Chirayath denuncia il clima di ostilità contro i cristiani della diocesi. Gli estremisti sono appoggiati dal gruppo nazionalista Rashtriya Swayamsevak Sangh. “Vogliono radunare tutta la popolazione sotto la stessa bandiera indù”. Le accuse di conversioni forzate sono “fabbricate per creare paura e isolare i cristiani”. L’obiettivo è politico, in vista delle elezioni del 2018.

    Sagar (AsiaNews) – I radicali indù “stanno cercando di eliminare i cristiani”. È la denuncia di mons. Anthony Chirayath, vescovo di Sagar in Madhya Pradesh. Ad AsiaNews afferma che i cristiani della sua diocesi sono accusati di conversioni forzate dai fanatici indù. “È tutto falso”, dichiara e aggiunge che i nazionalisti “stanno creando un clima di ostilità contro di noi, diffondono false notizie attraverso i giornali, i canali televisivi, facendo il lavaggio del cervello. Il loro obiettivo è creare paura tra i cristiani e soprattutto tra la gente che ci sta attorno, che frequenta le chiese e ha rapporti con i sacerdoti, in modo da impedire in ogni modo la nostra evangelizzazione”. Tramite AsiaNews lancia un appello: “Abbiamo paura, possiamo essere attaccati in qualsiasi momento. Le nostre scuole, istituzioni e orfanotrofi, possono essere danneggiati. Aiutateci”.

    Il vescovo di Sagar riporta che “tutto è iniziato dalla chiusura del collegio cattolico di Mohanpur. Poi i radicali indù hanno dato vita ad una protesta a Sagar. È una tattica, chissà ora quale altra missione attaccheranno”. Egli riporta di aver “chiesto aiuto alle autorità civili. Chiediamo protezione e sicurezza per i nostri religiosi e le istituzioni”.

    Di proprietà della Chiesa, il collegio di Mohanpur era stato inaugurato nel 1997 e dava vitto e alloggio gratuiti ai bambini tribali. La chiusura è stata disposta a fine settembre dalle autorità di Guna, “fomentate da radicali locali che lamentavano attività di conversioni forzate nei confronti dei minori. I radicali sono arrivati nel cuore della notte con quattro camionette, minacciando i bambini e il sacerdote e sgomberando l’area”. “Ma non c’è stata alcuna provocazione da parte nostra”, lamenta. Poi aggiunge che nel villaggio vivono in tutto 225 famiglie tribali, di cui solo cinque cattoliche. “Il collegio ha lavorato per anni al servizio dei poveri ed è ancora chiuso. L’accusa che i radicali ci rivolgono è di aver convertito 200 persone in quel villaggio, ma la polizia ha fatto le indagini e confermato che non c’è stata alcuna conversione. Siamo in attesa della sentenza della magistratura. Abbiamo anche chiesto protezione per le famiglie cristiane, che ricevono minacce e alle quali viene intimato di andar via”.

    Dopo l’episodio dell’ostello, un altro avvenimento ha gettato nello sconforto i cristiani locali: una manifestazione con torce infuocate organizzata il 10 novembre scorso da un migliaio di radicali indù. La parata si è svolta nella città di Sagar. Il vescovo riporta che “nella cittadina vivono meno di 1000 cattolici, su un totale di 300mila abitanti. Inoltre nella zona in cui si è snodato il corteo non abita nessun cattolico. Qui sta il paradosso. Di fronte a questi piccoli numeri, tutto quello che è accaduto è assurdo”. “Ora siamo impauriti – aggiunge –. Abbiamo timore di essere attaccati la sera, quando andiamo a recitare il Rosario nelle case dei cattolici”. Egli tiene a sottolineare “case dei cattolici, non tra gli indù o fedeli di altre religioni. Siamo falsamente accusati, stanno creando un clima di ostilità contro di noi”.

    Per mons. Chirayath, “il motivo di tutte queste manifestazioni d’intolleranza è da ricercare nel tentativo di identificare in noi un nemico comune e unificare tutta la popolazione sotto una bandiera indù. L’obiettivo è solo politico, non religioso, in vista delle prossime elezioni che si svolgeranno nel 2018. Dietro queste mosse c’è il Rashtriya Swayamsevak Sangh [gruppo nazionalista e paramilitare]”. Mons. Chirayath ricorda che “la comunità cristiana locale è presente sul posto da 150 anni. La nostra diocesi [di rito siro-malabarese] è stata eretta 49 anni fa. A quell’epoca c’erano solo tre chiese, oggi invece sono 56 missioni. Al momento della fondazione, nella diocesi vivevano 600 cattolici, ora sono 4mila. Non siamo tanti. Abbiamo circa 60 sacerdoti diocesani e 260 suore in 23 congregazioni. Entrambi sono tutti indiani”.

    Il vescovo spiega che i religiosi “lavorano nei villaggi, e svolgono attività caritative nelle scuole, nei dispensari, per lo sviluppo e la promozione umana. Aiutano donne e bambini”. In buona sostanza, “essi sono presenti lì dove la macchina dello Stato non funziona o non esiste”. Per mezzo di loro, aggiunge, “portiamo avanti l’opera di evangelizzazione, ma non c’è alcuna conversione forzata. Noi predichiamo il Vangelo attraverso le nostre opere caritative”.

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