26/08/2016, 11.53
INDIA
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Vescovo indiano: La nuova legge sulla maternità surrogata è inaccettabile

di mons. Savio Fernandes*

Mons. Savio Fernandes parla a proposito del disegno di legge presentato ieri dal governo dell’Unione. “La vita di ogni essere umano deve essere rispettata e trattata con dignità fin dal concepimento”. Le autorità di Delhi vogliono frenare l’industria dell’utero in affitto, che fattura miliardi di dollari ogni anno ma espone le madri a sfruttamento. “La scelta migliore sarebbe l’adozione. In India ci sono così tanti bambini abbandonati”.

Mumbai (AsiaNews) – La Chiesa cattolica “sostiene che la vita di ogni essere umano deve essere rispettata e trattata con dignità fin dal momento del concepimento”, per questo la “procreazione di una nuova persona, mediante la quale l’uomo e la donna collaborano con la potenza del Creatore, dovrà essere il frutto e il segno della mutua donazione personale degli sposi, del loro amore e della loro fedeltà”. Così commenta ad AsiaNews mons. Savio Fernandes, vescovo ausiliare di Mumbai e presidente della Commissione sulla famiglia della regione occidentale della Conferenza episcopale indiana, la volontà del governo dell’India di mettere al bando la pratica della maternità surrogata per scopi commerciali attraverso una legge presentata ieri. A prescindere dal fatto se la legge sia animata da scopi altruistici, mons. Fernandes afferma che essa è del tutto “inaccettabile per la Chiesa cattolica, perché non afferma il rispetto e la dignità degli embrioni”.

Il vescovo continua dicendo che “la Chiesa cattolica conosce a fondo il dolore e la sofferenza delle coppie che scoprono di essere sterili”. Ciò non vuol dire, afferma, che la maternità surrogata sia la scelta migliore e suggerisce l’adozione delle migliaia di bambini che vengono abbandonati in India: “In questo modo essi possono ricevere l’amore, la dignità e il rispetto loro negato”. Di seguito il commento di mons. Fernandes (traduzione a cura di AsiaNews).

La Chiesa cattolica sostiene che la vita di ogni essere umano deve essere rispettata e trattata con dignità fin dal momento del concepimento (cf. Gaudium et Spes, 24). La procreazione umana possiede infatti delle caratteristiche specifiche in virtù della dignità dei genitori e dei figli: la procreazione di una nuova persona, mediante la quale l’uomo e la donna collaborano con la potenza del Creatore, dovrà essere il frutto e il segno della mutua donazione personale degli sposi, del loro amore e della loro fedeltà (cf. Gaudium et spes, 50). La fedeltà degli sposi, nell’unità del matrimonio, comporta il reciproco rispetto del loro diritto a diventare padre e madre soltanto l’uno attraverso l’altro. Il figlio ha diritto ad essere concepito, portato in grembo, messo al mondo ed educato nel matrimonio: è attraverso il riferimento sicuro e riconosciuto ai propri genitori che egli può scoprire la propria identità e maturare la propria formazione umana. I genitori trovano nel figlio una conferma e un completamento della loro donazione reciproca: egli è l’immagine vivente del loro amore, il segno permanente della loro unione coniugale (Istruzioni sul Rispetto della vita umana, Donum Vitae, II, A, 1).

La Chiesa cattolica conosce a fondo il dolore e la sofferenza delle coppie che scoprono di essere sterili. Perciò essa incoraggia le ricerche finalizzate a ridurre la sterilità umana, a condizione che si pongano “al servizio della persona umana, dei suoi diritti inalienabili e del suo bene vero e integrale, secondo il progetto e la volontà di Dio” (cf. N. 2375 del Catechismo della Chiesa cattolica).

Il Surrogacy (Regulation) Bill presentato dal Gabinetto dell’Unione, come riportato oggi [ieri, ndr] dal Times of India, è senz’altro animato dal desiderio di aiutare le coppie senza figli che sono sposate da cinque anni e nelle quali uno dei due [coniugi] è sterile. Inoltre la madre surrogata dovrà essere una stretta parente della coppia sposata. La legge mira a ridurre anche lo sfruttamento della surrogazione per scopi commerciali.

Ad ogni modo, non importa quanto possa sembrare altruistica questa proposta di legge sulla surrogazione (regolamentazione), per la Chiesa essa è inaccettabile, perché non afferma il rispetto e la dignità degli embrioni. Nelle Istruzioni sul Rispetto per la Vita umana, parte I punto 6, si afferma: “Questi procedimenti sono contrari alla dignità di essere umano propria dell’embrione e, nello stesso tempo, ledono il diritto di ogni persona di essere concepita e di nascere nel matrimonio e dal matrimonio”.

L’adozione sarebbe la scelta migliore piuttosto che la surrogazione. In India ci sono così tanti bambini abbandonati dai genitori, spesso a causa della povertà o perché figli di ragazze madri. Attraverso l’adozione, questi bambini possono ricevere l’amore, la dignità e il rispetto loro negato non per loro colpa. Questa sarebbe una soluzione molto più altruistica al problema della sterilità o infertilità delle coppie sposate.

Charles C. Camosy [professore di Etica cristiana alla Fordham University nel Bronx, ndr] ha scritto in un articolo pubblicato il 12 luglio 2012, dal titolo “La Chiesa cattolica sostiene l’uso di una madre surrogata per avere un figlio?”: “La Chiesa non solo definisce in modo succinto il legame gestazionale – creato da concepimento-gravidanza-nascita – ma spiega con chiarezza l’importante verità che il rispetto per questo legame biopsichico è così fondamentale per difendere la dignità dell’essere umano, promuovere il suo continuo benessere e sviluppare la persona in modo normale, che l’esperienza di esso costituisce il naturale diritto umano di un bambino e, di conseguenza, la mancanza della sperimentazione del legame gestazionale si traduce nella mancata soddisfazione di uno dei bisogni umani fondamentali del bambino. Il nuovo campo della psicologia prenatale aiuta a rinforzare il giudizio morale della Chiesa sulla surrogazione. I risultati della ricerca sottolineano quanto possa essere grave il danno quando viene negato al bambino il diritto al suo legame gestazionale”.

* vescovo ausiliare di Mumbai, presidente della Commissione sulla famiglia della regione occidentale della Conferenza episcopale indiana

(Ha collaborato Nirmala Carvalho)

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