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  • » 11/11/2009, 00.00

    CINA - VATICANO

    Vescovo sotterraneo: Sono entrato nell’Associazione patriottica per il bene della Chiesa

    Zhen Yuan

    Mons. An Shuxin afferma di non aver ricevuto pressioni dal Vaticano per la sua scelta. Di fronte alla divisione creatasi nella diocesi di Baoding, sacerdoti ed esperti chiedono a Vaticano e Cina di liberare il vescovo Su Zhimin, ordinario, in prigione da 13 anni.

    Pechino (AsiaNews) – “Sono entrato nell’Associazione patriottica (Ap) per il bene della diocesi e per l’urgenza di evangelizzare”: così mons. Francesco An Shuxin, vescovo coadiutore di Baoding motiva ad AsiaNews la scelta di entrare nella Chiesa ufficiale assumendo anche alcune cariche nell’Ap, dopo decenni passati in clandestinità e 10 anni di prigionia in luogo sconosciuto, nella mani della polizia.

    La decisione di mons. An, 60 anni,  è avvenuta lo scorso luglio, quando egli è diventato vice-presidente dell’Ap e presidente della Commissione amministrativa della Chiesa cattolica, due organizzazioni governative. Il vescovo era stato liberato nel luglio 2006 e dall’agosto 2006 aveva iniziato a svolgere il suo ministero nella Chiesa ufficiale. Parlando con AsiaNews al telefono, mons. An precisa che la sua entrata nei due organismi non ha previsto nessuna firma, ma solo un accordo a voce.

    La sua decisione ha creato però sconforto e amaro stupore fra alcuni dei suoi sacerdoti e in molti membri della comunità sotterranea. L’Ap è un organismo il cui ideale è di costituire una chiesa indipendente dalla Santa Sede e lo stesso Benedetto XVI, nella sua Lettera a i cattolici cinesi (giugno 2007), bolla tale finalità come “inconciliabile con la dottrina cattolica”.

    Egli spiega che l’idea di entrare nell’Ap cittadina serve ad avere una posizione che permette una migliore organizzazione della diocesi, così che la Chiesa possa funzionare in modo normale, in accordo con la politica religiosa del Paese. “Spero che la diocesi possa svilupparsi bene – ha detto – e possa rispondere alle necessità dell’evangelizzazione”.

    Come vescovo – egli aggiunge – egli vuole lavorare in modo aperto (ufficiale) e queste due posizioni da lui assunte possono aiutarlo ad amministrare meglio gli affari della Chiesa, quali il ritorno della proprietà ecclesiali, spesso sequestrate da membri dell’Ap.

    In più, egli fa notare che la Santa Sede ormai ha riconosciuto molti vescovi cinesi che hanno responsabilità nell’Ap. Egli ha anche precisato che prima di questa sua decisione, su questo tema non ha avuto contatti con la Santa Sede.

    In precedenza fonti vaticane e di Baoding avevano detto ad AsiaNews che il vescovo era stato spinto all’ufficialità dalla Congregazione di Propaganda Fide, la quale ha smentito categoricamente ogni influenza (Cfr. 29/10/2009 Vescovo clandestino dell’Hebei diventa membro dell’Associazione patriottica e 03/11/2009 Suscita dolore e discussione il caso di mons. An Shuxin ).

    AsiaNews ha domandato a mons. An se egli parteciperà all’Assemblea nazionale della Conferenza dei rappresentanti cattolici della Cina. In tale assemblea si dovrebbe votare il presidente nazionale dell’Ap e il presidente del Consiglio dei vescovi (una sorta di conferenza episcopale dei vescovi ufficiali, non riconosciuta dal Vaticano). Molti vescovi vorrebbero boicottarla perché tale assemblea è anch’essa una struttura “inconciliabile con la dottrina cattolica”. L’Ap vuole invece essere sicura che il candidato prescelto sia di sua obbedienza e nell’attesa di piegare i vescovi al suo controllo, continua a rimandare (da quasi due anni) la data del raduno.

    Mons. An ha detto che egli non parteciperà all’assemblea nazionale perché essa è per “persone con titoli più alti dei suoi”.

    Molti cattolici in Cina e diversi esperti sulla Chiesa del Paese non condividono la scelta di mons. An, al di là dei suoi motivi e considerazioni. Il motivo principale è che tale scelta è in contraddizione con i principi stilati dal papa nella sua Lettera. Ma mons. An precisa: “Se sarà necessario, abbandonerò l’Associazione patriottica”.

    Il risentimento verso mons. An è accresciuto anche dal fatto che il vescovo ordinario di Baoding, mons. Giacomo Su Zhimin è scomparso nelle mani della polizia dal 1996. É stato visto solo per breve tempo in un ospedale nel novembre 2003 e fino a pochi giorni fa non si sapeva nemmeno se egli fosse ancora vivo. Ma ancora oggi non si sa il luogo dove egli e alcuni preti arrestati sono detenuti.

    Alcuni preti dell’Hebei (la regione di Baoding) accusano mons. An di non aver fatto le sue scelte insieme a mons. Su. Essi sottolineano che mons. An avrebbe dovuto emergere dalla clandestinità (e dalla prigione) insieme a mons. Su. Ma mons. An afferma: “Non ho alcun mezzo per vedere lui. Egli è sotto strettissimi arresti domiciliari”.

    Per sanare la divisione fra i cattolici di Baoding, alcuni pensano che occorrerebbe lavorare per liberare mons. Su Zhimin. Anthony Lam, ricercatore dell’Holy Spirit Study Centre di Hong Kong, definisce “molto sventurata” la decisione di mons. An, soprattutto dopo la pubblicazione della Lettera del papa. Allo stesso tempo, egli afferma che la liberazione di mons. Su Zhimin potrebbe restaurare la situazione di rottura presente nella diocesi di Baoding.

    P. Joseph, un sacerdote dell’Hebei è dello stesso parere. “[La liberazione di] mons Su – egli dice – potrebbe dare conforto alla comunità sotterranea di Baoding e allo stesso tempo ripulire mons. An” da ogni sospetto di “tradimento”. Il sacerdote, che apparteneva alla Chiesa sotterranea, è ora della Chiesa ufficiale.

    Egli sottolinea che “fra i cattolici di Baoding è urgente il perdono reciproco e il dialogo. I negoziati fra Cina e Vaticano sono certo importanti, ma e sono soltanto un fenomeno esterno [che darà i suoi frutti] a lunga scadenza. Ma per l’immediato, Cina e Vaticano devono accordarsi sulla liberazione di mons. Su Zhimin”.

    Riguardo alle difficoltà in cui si trova la diocesi, mons. An afferma di non aver causato lui i problemi e di non avere alcun mezzo per sanarli. Egli fa notare che alcuni sacerdoti non collaborano con lui perché “non riescono ad abbandonare le loro concezioni antiquate” per accettare le “nuove” e lavorare nell’ufficialità. Egli rimane comunque aperto ad ogni collaborazione e non “rigetterà” nessuno che voglia tornare.

    “Le speranze della Chiesa – egli dice - sono basate sugli sforzi dei cattolici locali a vivere la fede con una più profonda spiritualità”. “Tutti i giorni prego Dio perché mi guidi” ,conclude. E chiede a tutti di pregare per la diocesi di Baoding.

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