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    » 29/04/2011, 00.00

    CAMBOGIA

    Vicario Apostolico a Phnom Penh: papa Wojtyla, immagine dell’uomo libero

    Dario Salvi

    Mons. Schmitthaeusler, a Roma per la beatificazione di Giovanni Paolo II, sottolinea l’invito del pontefice a “essere liberi” e “vivere l’amore come un dono”. La Chiesa in Cambogia lo ricorda con affetto, i leader religiosi buddisti grazie a lui hanno “una immagine positiva” del cattolicesimo. Testimoniare Cristo e contribuire allo sviluppo della società le sfide del futuro.
    Roma (AsiaNews) – Giovanni Paolo II è “simbolo e immagine dell’uomo libero” e proprio grazie alla sua libertà “ha potuto rompere i protocolli in occasioni ufficiali”, incontrare personalità diverse come Fidel Castro e il generale Jaruzelski, testimoniando la propria fede. È il ricordo di papa Wojtyla impresso nella mente di mons. Olivier Michel Marie Schmitthaeusler, vicario apostolico di Phnom Penh, in Cambogia, in questi giorni a Roma per partecipare alla cerimonia di beatificazione del pontefice polacco. Della Chiesa cambogiana il prelato di origini francesi – è nato a Strasburgo nel 1970 – sottolinea la vivacità, che ha portato alla celebrazione di 300 battesimi in quello che definisce “un anno eccezionale”, insieme alla ricerca di spiritualità e senso religioso in molti giovani provenienti dalle campagne.
     
    In un colloquio con AsiaNews, il 41enne vicario apostolico di Phnom Penh condivide il ricordo personale di Giovanni Paolo II e traccia un quadro della Chiesa cattolica in Cambogia, nazione in “veloce cambiamento” dopo i massacri dei Khmer rossi e gli anni di immobilismo socio-economico. “È il papa che ha accompagnato la mia vita – spiega – da bambino sino alla scelta del sacerdozio. In lui ho riconosciuto un modello, il simbolo dell’uomo libero”. L’immagine più viva, oltre “alla stretta di mano” a Roma nel 1987 “quando mi sono sporto dalle transenne per salutarlo”, va all’incontro con i giovani allo stadio Meinau, a Strasburgo: “Ci ha detto ‘voi siete liberi’ e ‘l’amore che ricevete è un dono’ – afferma mons. Schmitthaeusler – in quel momento tutti i giovani hanno applaudito e scandito a gran voce il suo nome”.
     
    Per la Chiesa cambogiana, il papa polacco è conosciuto “semplicemente come Giovanni Paolo” e anche molti fedeli che “non lo hanno mai visto, ne ricordano il nome con affetto”. La sua figura è apprezzata anche da leader di altre religioni, come il patriarca buddista a Phnom Penh: “egli – racconta il vicario apostolico – ha una visione negativa del cristianesimo, derivata soprattutto dalla contatto con il protestantesimo; l’incontro con Giovanni Paolo II, invece, ha saputo trasmettere una immagine positiva dei cattolici e della Chiesa di Roma”. Per celebrare la festa della beatificazione, prosegue il prelato, abbiamo preparato “immagini, cartelloni, striscioni, un power point in lingua locale in cui si racconta la sua vita”. “Abbiamo anche tradotto – aggiunge – la prima parte del film Karol, ora aspettiamo che arrivi la seconda. Tutte le chiese, le parrocchie vivranno nel fine settimana dei momenti di preghiera per Giovanni Paolo. Anche la giornata per le vocazioni sarà celebrata sotto il suo patrocinio”.
     
    Mons. Schmitthaeusler si sofferma sulla situazione della Chiesa in Cambogia, una “realtà piccola” ma che ha registrato “un anno eccezionale che ha visto la celebrazione di 300 battesimi, di cui 137 nella sola Phnom Penh”. La maggior parte delle conversioni avviene nella campagne, dove “i giovani si lasciano toccare dalla parola di Dio”, ma per le vocazioni “ci vuole ancora tempo”. Nell’opera di annuncio, continua il prelato, è fondamentale “il lavoro dei missionari” che aiutano il clero locale, in fase di ricostruzione “dopo i massacri compiuti da Pol Pot” negli anni ’70.
     
    La società cambogiana reca ancora impressi i segni lasciati dalla rivoluzione dei Khmer rossi che, per dar vita all’uomo “nuovo”, hanno massacrato quasi un quarto della popolazione fra il 1975 e il 1979. Una analisi storica degli eventi resta difficile, perché “i Paesi asiatici non hanno il senso della storia”; anche in Cambogia “non c’è la cultura di guardare al passato” per darne una lettura critica e migliorare il presente. La nazione ha vissuto anni di immobilismo, poi dal 2000 si è aperta ai cambiamenti, alle tecnologie, all’innovazione, all’economia. “In Cambogia siamo passati da 0 a 10 – racconta mons. Schmitthaeusler – senza le fasi intermedie. Per fare un esempio: dal non avere i telefoni, ai cellulari senza passare attraverso la rete fissa”. A dispetto di Thailandia e Vietnam che hanno registrato “uno sviluppo più progressivo”, la Cambogia ha subito “la distruzione della vita spirituale da parte di Pol Pot” e poi un “cambiamento veloce” della società che va ancora assorbito.
     
    Per questo il vicario apostolico conclude ricordando i “tre compiti principali” della Chiesa cattolica nel Paese: annunciare Cristo e la sua parola; essere fonte di liberazione, ricordando che la vita ha un valore inestimabile; contribuire allo sviluppo della società, rafforzando il sistema dell’istruzione. Proprio nel campo scolastico, mons. Schmitthaeusler ha lavorato a lungo per raggiunger l’obiettivo di far nascere un istituto di studi superiori per i ragazzi delle campagne o privi dei mezzi economici (cfr. AsiaNews, 17/03/2010, Missionario del Pime: Istituto San Paolo, polo di eccellenza per l’istruzione in Cambogia). “La formazione intellettuale e scolastica – conclude il prelato – è essenziale per il Paese. Sono piccoli segni che manifestano la speranza”.
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