01/10/2015, 00.00
NEPAL
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Vicario del Nepal: La nuova Costituzione mette a rischio la libertà di coscienza

di Christopher Sharma
La norma incriminata è la clausola 26. Leader indù e portavoce di Kathmandu riportano che la disposizione si riferisce solo alle conversioni forzate. Minacce ai missionari cristiani da estremisti indù che la settimana scorsa hanno dato alle fiamme tre chiese protestanti. Vicario apostolico: “Ancora nessun rischio reale. Continuiamo il nostro lavoro al servizio dei bisognosi”.

Kathmandu (AsiaNews) – I rappresentanti cristiani del Nepal chiedono che venga abolita la nuova norma costituzionale, ribattezzata “clausola anti-conversione”, che mette a rischio la libertà religiosa nel Paese. Parlando ad AsiaNews, mons. Paul Simick, vicario apostolico, afferma: “Siamo contenti che il Paese abbia approvato la prima Costituzione laica della sua storia. Ma la clausola 26 della carta costituzionale rischia di limitare il valore della laicità. Non ci sarebbe dovuta essere alcuna limitazione alla libertà di conversione”. Leader laici e di governo assicurano libertà di conversioni “volontarie” da parte dei fedeli, ma la comunità cristiana è bersaglio sempre più frequente degli estremisti indù.

Il monito del vescovo riapre la questione della libertà religiosa a lungo discussa nelle ultime settimane, che hanno visto il Nepal teatro di aspre contestazioni. La norma incriminata rende illegale “ogni tentativo di convertire un’altra persona da un religione diversa o ogni atto o comportamento teso a indebolire o mettere a rischio la religione altrui”.

Narayan Sharma, il vescovo protestante, conferma: “La disposizione limita la possibilità di convertirsi perchè potrebbe essere interpretata contro ogni tipo di conversione, dato che non contiene spiegazioni chiare. Vogliamo abolire la norma tramite emendamento. Essa deve essere sostituita dalla libertà di conversione”.

Keshab Chaulangai, leader indù e membro del World Hindu Federation, esprime una posizione diversa: “Non dovremmo preoccuparci della previsione costituzionale se questa elimina solo le conversioni forzate, attuate contro il volere della persona. In un sistema democratico, ognuno deve essere libero di convertirsi secondo la sua volontà. Le conversioni forzate invece sono da punire”.

Anche Minendra Rijal, parlamentare e portavoce del governo, è dello stesso parere: “Nessun cristiano deve temere restrizioni nelle conversioni, se avvengono in piena libertà dell’individuo. La norma si riferisce alle conversioni forzate”.

Sulle difficoltà affrontate dalla comunità cristiana nel Paese [lo 0,5% su una popolazione totale di 27 milioni di abitanti – ndr], di recente bersaglio dei radicali indù appartenenti al gruppo Hindu Morcha Nepal, Rijal riferisce ad AsiaNews: “Non c’è motivo di aver paura. Tutte le persone sono tutelate in base alle leggi in quanto cittadini. In ogni società possono esistere criminali, ma lo Stato interverrà contro tali individui e nessuno deve temere violenze”.

Lo stesso gruppo di estremisti (che ha dato alle fiamme tre chiese protestanti) pochi giorni fa ha anche minacciato i missionari cristiani che operano in Nepal, colpevoli di aver influenzato le decisioni del governo nel rigettare il ritorno ad una monarchia assoluta indù. A tal proposito, il portavoce dichiara: “Hindu Morcha Nepal è un gruppo illegale e ogni atto illegale sarà punito. I missionari cristiani non saranno costretti a lasciare il Paese e la crescente influenza dei Paesi stranieri non può essere collegata alla presenza dei missionari”.

Gli attivisti di Christian Solidarity Worldwide (Csw), gruppo caritatevole cristiano, riferiscono che “i cristiani continueranno la loro missione di dialogo e la divulgazione del Vangelo di carità a tutti”. Mons. Simick chiarisce che al momento i missionari non hanno ricevuto alcuna minaccia reale. “Continueremo il nostro lavoro al servizio dei bisogni della gente”, conclude.

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