04/08/2017, 13.17
VIETNAM
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Vietnam, ‘seppelliti’ in mare milioni di metri cubi di fanghi tossici

di Thanh Thuy

L’area inquinata, nella provincia di Bình Thuận, si estende su una superficie di 30 ettari. Le regioni rurali e costiere centrali pagano a caro prezzo le conseguenze dell’espansione economica. Complicità del governo e assenza di leggi chiare spingono le industre ad escogitare nuovi sistemi di smaltimento. Nel 2016, la fuoriuscita di rifiuti tossici da un’acciaieria ha causato il peggiore disastro ambientale della storia del Paese. La cinese Lee & Man Paper Company inquina il delta del Mekong.

Ho Chi Minh City (AsiaNews) – Milioni di metri cubi di fanghi vengono ‘seppelliti’ in mare. Incuranti delle conseguenze sulla salute e sulla vita dei cittadini, le autorità della provincia centro-meridionale di Bình Thuận consentono agli impianti della Electricity Group of Viêt Nam (Evn) di contaminare le acque del mare di Vĩnh Tân, attraverso questo ‘innovativo’ metodo di smaltimento.

Il 13 luglio 2017, il sig. Phạm, vice direttore generale del Dipartimento del Mare e delle Isole, del Ministero delle Risorse naturali e dell'Ambiente, ha riferito al Consiglio del popolo provinciale che “sono stati rilasciati alla Vinh Tân 1 Electricity Company i permessi per ‘affondare’ circa un milione di metri cubi di fango tossico nel mare di Vĩnh Tân”. L’area inquinata si estende su una superficie di 30 ettari e dista otto chilometri dall'isola di Hòn Cau, preziosa riserva marina. Il punto più profondo dove è stato scaricato il fango si trova a 35 metri sotto il livello del mare. A 10 chilometri di distanza dall’isola e con modalità analoghe, la Vinh Tân 2 Electricity Company ha seppellito in mare un quantitativo di fango tossico addirittura maggiore: circa 2,4milioni di metri cubi.

Il prof. Lê Anh, vice direttore dell’Istituto per la ricerca sul cambiamento climatico della Cần Thơ University, protesta contro la complicità del governo e afferma: “Questo sistema di smaltimento viene chiamato dalle autorità ‘immersione dei rifiuti tossici’, ma di fatto non è altro che un semplice scarico in mare. La legge è molto limitata su questo argomento. Nel caso specifico, parliamo di acque tropicali, ricche di risorse, delicate e molto vulnerabili”.

Le regioni rurali e costiere centrali sono quelle che pagano a caro prezzo le conseguenze dell’espansione economica del Vietnam. In queste aree è concentrato circa il 70% della popolazione, rappresentato dai gruppi sociali più poveri e svantaggiati in termini di istruzione, assistenza sanitaria e qualità della vita. Le politiche economiche del governo sono concentrate sullo sviluppo industriale, sull'esportazione, sulla produzione di beni, sugli investimenti commerciali o sui servizi economici. Numerosi sono i progetti intrapresi per la rapida costruzione di infrastrutture e aree di produzione industriale. Tuttavia, lo Stato non presta la dovuta attenzione alla tutela dell'ambiente e della salute dei cittadini. Di conseguenza, i terreni agricoli sono in forte diminuzione e, insieme ai fiumi e le acque, sempre più inquinati.

Nell’aprile 2016, la fuoriuscita di rifiuti tossici da un’acciaieria di proprietà della taiwanese Formosa Plastics Group ha causato il peggiore disastro ambientale della storia del Paese. I circa 12mila metri cubi di liquido tossico riversati ogni giorno nelle acque del mare hanno ucciso oltre 115 tonnellate di pesci, colpito le vite di 200mila persone e lasciato senza lavoro 41mila pescatori delle quattro province costiere maggiormente colpite dal disastro: Nghệ An, Hà Tĩnh, Quảng Bình e Thừa Thiên-Huế. La Formosa ha pagato 500 milioni di dollari Usa per la bonifica e la compensazione delle vittime, ma il lento e irregolare versamento dei fondi da parte del governo vietnamita ha suscitato le proteste dei cittadini, che continuano ad essere organizzate a più di un anno di distanza dalla tragedia. 

I casi della Electricity Group of Viêt Nam e della Formosa non sono gli unici a sollevare critiche e proteste per l’assenza di efficaci politiche di tutela ambientale. Negli ultimi mesi, le autorità hanno dato il via libera alle operazioni di una cartiera di proprietà della cinese Lee & Man Paper Company, costruito nella regione del delta del Mekong. Lo stabilimento è situato sulle rive del fiume Hậu, nel distretto di Châu Thành (provincia nord-orientale di Hậu Giang). L’area è dedita alla coltura del riso ed altri prodotti ortofrutticoli, ma a destare le maggiori preoccupazioni degli abitanti è la vicinanza della fabbrica all’impianto idrico di Cần Thơ, che fornisce acqua potabile a più di 500mila persone.

Il 7 marzo scorso, l’inizio delle operazioni di collaudo dello stabilimento ha causato la diffusione di fetore, smog e rumore, che da allora condizionano la vita dei residenti nella frazione di Phú Xuân (distretto di Châu Thành) e nelle aree limitrofe. Il sig. Thu racconta ad AsiaNews: “La puzza si sente da cinque mesi ormai ed è sempre peggio. Le polveri e il fumo dapprima erano presenti in minori quantità, ma adesso stanno aumentando”. Gli abitanti di Mái Dầm, sulla sponda opposta del fiume, affermano: “Da quando lo  stabilimento ha cominciato le operazioni, nessuno degli abitanti si azzarda ad usare l’acqua. Prima pescavamo nel fiume, ma ora non più a causa dell’inquinamento”.

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