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  • » 21/10/2017, 12.04

    CINA-VATICANO

    Wang Zuoan: Papa Francesco è sincero, ma deve sottostare a due condizioni

    Li Yuan

    In un’intervista alla Commercial Radio, il direttore dell’Amministrazione statale per gli affari religiosi ribadisce l’urgenza di tagliare i rapporti con Taiwan e di non interferire negli affari interni della Cina, nemmeno quelli religiosi. Grandi elogi al discorso di Xi Jinping da parte dei due vescovi ospiti del Congresso del Partito, Fang Xinyao e Ma Yinglin. “Falsi pastori, ma reali schiavi”. I timori di un cattolico sotterraneo.

    Pechino (AsiaNews) - In un’intervista diffusa oggi ad Hong Kong, un alto rappresentante del governo cinese loda papa Francesco per il suo carattere amichevole verso la Cina e per il suo ripetuto desiderio di visitarla, ma puntualizza le condizioni in cui possono avvenire i rapporti fra Cina e Vaticano.

    Al margine del 19mo Congresso nazionale del Partito comunista cinese, Wang Zuoan, direttore dell’Amministrazione statale per gli affari religiosi, ha risposto per iscritto a un’intervista richiesta da Commercial Radio. All’apertura del Congresso, lo scorso 18 ottobre, il Segretario generale del Partito Xi Jinping ha riaffermato la direzione di sinicizzare le religioni.

    Alla Commercial Radio, Wang ha detto che papa Francesco ha espresso in vari modi lodi ai leader e al popolo cinesi, mentre il governo della Cina è rimasto sincero e ha fatto grandi sforzi per migliorare le relazioni Cina-Vaticano.

    Ma Wang ha anche ripetuto che la Cina esige siano applicati due “consistenti e chiari principi” nel trattare le relazioni con la Santa Sede, e cioè: il Vaticano deve rompere le cosiddette “relazioni diplomatiche” con Taiwan e non deve interferire negli affari interni della Cina, nemmeno in nome degli affari religiosi.

    Dal 2013, quando ha iniziato il suo ministero, papa Francesco ha detto molte volte in pubblico che egli desidera visitare la Cina. Lo ha fatto due volte alle conferenze stampa durante i viaggi papali e in un’intervista al giornale spagnolo El Pais lo scorso gennaio, dicendo che a lui sarebbe piaciuto visitare la Cina “non appena essi mi mandano un invito”.

    Ma alcuni osservatori hanno percepito un leggero cambiamento di tono quando il pontefice, in un’altra conferenza stampa in volo, nell’ottobre 2016, alla domanda se sarebbe andato in Cina, ha detto: “Mi piacerebbe andare, ma non penso ancora...”; e ancora nell’Angelus del 21 maggio 2017, quando Francesco ha chiesto ai fedeli di pregare “Maria nostra Madre, perché ci aiuti a discernere la volontà di Dio circa il cammino concreto della Chiesa in Cina”.

    Secondo Commercial Radio, l’intervista a Wang mostra una rara, positiva attitudine delle autorità cinesi verso la possibilità di una visita del papa in Cina. Al contrario, cattolici cinesi in Cina e all’estero, hanno deprecato le note di Wang, specie dopo che due vescovi, che hanno partecipato al Congresso comunista come ospiti speciali hanno pubblicato le loro congratulazioni ed elogi per il raduno.

    Da parte sua, nel suo discorso introduttivo Xi ha detto che il Partito attuerà in pieno la sua politica di base sulle attività religiose, ossia “ sostenere il principio che le religioni in Cina devono essere cinesi nel loro orientamento e provvederà una guida attiva alle religioni perché si possano adattare alla società socialista”.

    Mons. Giovanni Fang Xinyao, un vescovo approvato dal Vaticano, presidente dell’Associazione patriottica, ha detto che le sottolineature di Xi offrono una base fondamentale e indicano con chiarezza la via verso il futuro sviluppo della Chiesa in Cina.

    Mons. Giuseppe Ma Yinglin, vescovo illecito a capo del Consiglio dei vescovi cinesi, afferma che il rapporto di Xi sul lavoro degli ultimi cinque anni è stato molto istruttivo e realistico, e le sue grandi visioni per il futuro danno ispirazione. Mons. Ma ha chiesto a tutti i cattolici di studiare con cura lo spirito del rapporto e assimilarlo nell’impegno corrente della Chiesa per realizzarne gli scopi con tutto il popolo cinese.

    Un laico cattolico dell’Hebei commenta: “Il governo cinese parla pieno di orgoglio perché adesso è potente. Se il papa visita la Cina, le nostre comunità sotterranee dovranno prepararsi a una forte repressione. E se osiamo dire qualcosa in contrario, alcuni ci attaccheranno ancora, dicendo che non siamo in ascolto del papa”.

    A Hong Kong, il commentatore John Mok, ha scritto sulla sua pagina di Facebook: “Se per i dialoghi fra Cina e Vaticano dobbiamo riconoscere questi falsi pastori, ma reali schiavi, a che ci servono?”. Ad ogni modo, altri cattolici continuano a sostenere il dialogo per eliminare le incomprensioni fra le due parti.

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