02/06/2009, 00.00
CINA
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Wei Jingsheng: Tiananmen, il potere della libertà

di Wei Jingsheng
I giorni di Tiananmen nel 1989 sono stati importanti per il mondo e per la Cina, e dimostrano che il desiderio di libertà e la libertà di espressione sono la base di ogni vero cambiamento. Una riflessione per AsiaNews scritta dal “padre della democrazia” in Cina, oggi esule negli Stati Uniti.

Washington (AsiaNews) –  Il massacro accaduto nel 1989 ha sconvolto il  mondo, ma lo ha anche cambiato in modo completo. Tutte le nazioni comuniste dell’Europa sono crollate, facendo nascere più di 12 nazioni democratiche. La Guerra fredda in Europa si è conclusa e ciò ha permesso ai popoli di investire più tempo, energia e denaro sulla salvaguardia sociale. In questo modo la società umana è entrata in un nuovo periodo di sviluppo.

Ciò che è cambiato in modo completo non è soltanto la struttura politica in Europa, ma anche quella dell’intero mondo.

Tutto questo movimento è partito dalla Cina. È grazie all’incoraggiamento ricevuto dall’eroismo della popolazione cinese che queste nazioni europee hanno sbriciolato i loro governi dittatoriali.

Quale potere ha invece incoraggiato il popolo cinese fino a rischiare le loro vite in un confronto con il governo dittatoriale, equipaggiato di carri armati e di mitragliatrici? È la libertà. La sete di libertà e quel poco spazio di libertà di parola durato due mesi ha prodotto il grande coraggio del mio popolo.

Sotto l’autoritario regime del comunismo, [fino ad allora] molte persone hanno perso la loro vita per quello che hanno detto. In questo modo, la gente ha dovuto essere molto cauta nel rapportarsi l’uno all’altro, per evitare di essere denunciati dicendo qualcosa di negativo verso il Partito comunista. Questa enorme cautela fra la gente ha prodotto incomprensioni nella maggioranza della popolazione. Essi pensavano che, oltre a se stessi e a pochi amici, tutti sostenevano il Partito comunista. Se l’intera società sostenesse il Partito comunista, la determinazione della gente a resistere sarebbe minore e non si troverebbe nessuno che abbia il coraggio di uscire allo scoperto. Con la loro potente macchina di soppressione, i governanti hanno maggiore facilità a soffocare ogni tipo di resistenza.

Nella primavera del 1989, durante la loro resistenza nelle strade, le persone hanno cominciato a comunicare liberamente. Tutt’a un tratto essi hanno scoperto che i pensieri di uno erano gli stessi di quello dell’altro e così la loro fiducia ha ricevuto un grande incoraggiamento. Il numero delle persone che andava a dimostrare nelle strade è cresciuto a dismisura, gli slogan contro il comunismo sono divenuti sempre più espliciti. E dopo che anche i media si sono schierati in modo aperto dalla parte della gente, il movimento democratico è divenuto un movimento di tutto il popolo.

I cittadini e gli studenti di Pechino erano decisi a dare la vita per la libertà. Essi volevano sapere che [perfino] la loro morte avrebbe avuto valore. Se questo fosse stato il pensiero di pochi, il sacrificio delle loro vite non avrebbe avuto valore. L’eroismo della gente si è moltiplicato perché [essi hanno capito] che era per il bene della maggioranza e questa maggioranza comprendeva tale sacrificio. Il dialogo libero, la libertà di parola, ha creato le condizioni per uno scambio libero dei pensieri e ciò è divenuta la ragione fondamentale per il coraggio della gente.

La libertà dà al popolo il vero potere. Nel movimento popolare cinese dell’89 contro la tirannia, è evidente il potere della libertà.

 

 

* Chi è Wei Jingsheng

Wei ha una lunga storia nel campo dei diritti umani e della democrazia in Cina. Il 5 aprile 1976, a 26 anni, partecipa al primo moto antigovernativo che scoppia in piazza Tiananmen. Due anni dopo appare, nei pressi di uno dei principali incroci della capitale, il Muro della Democrazia: un angolo di muro dove sono affissi i dazibao della contestazione democratica. Il 5 dicembre 1978 affigge il testo che lo renderà celebre "La Quinta Modernizzazione" - dove sviluppa l'idea che il progresso economico del paese (le "quattro modernizzazioni" esaltate dal regime comunista) deve passare attraverso la democratizzazione del sistema, senza la quale il popolo non avrà alcun beneficio. Wei denuncia la detenzione per motivi politici, la miseria di una parte della popolazione, le origini politiche della delinquenza giovanile, la vendita di bambini per le strade di Pechino. Dal '79 al '93 è tenuto in prigione per volere di Deng Xiaoping. Dopo il rilascio, il primo aprile 1994 viene fatto sparire insieme alla sua compagna. Il 13 dicembre 1995, un anno e mezzo dopo il nuovo arresto, Wei riappare davanti alla Corte popolare di Pechino e condannato a 14 anni di prigione per "aver complottato contro il governo". Il 16 novembre 1997 è stato scarcerato dalle autorità cinesi dopo fortissime pressioni da parte della comunità internazionali e mandato all'estero per "cure", ma in realtà condannato all'esilio. Al momento vive negli Stati Uniti ed è il presidente del Comitato oltreoceano del Movimento "Democratic China".

 Foto: Wei (a ds) con Wang Dan, uno dei leader del movimento di Tiananmen.

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