29/01/2008, 00.00
CINA
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Wen Jiabao: “il 2008 sarà l’anno più difficile per l’economia cinese”

Il premier mostra preoccupazione per la Cina, stretta tra la recessione internazionale e l’aumento dell’inflazione interna. Sottovalutate finora le difficoltà degli Usa, primo mercato per l'esportazione di Pechino. Esperti: occorre stimolare il consumo interno piuttosto che frenare l’economia. Le conseguenze delle gravi nevicate.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Duro monito del premier Wen Jiabao che il 2008 sarà “l’anno più difficile per l’economia” cinese, alle prese con le difficoltà e i rischi di recessione mondiali e i problemi interni. Parlando al Consiglio di Stato il 24 gennaio (ma la notizia è stata diffusa ieri) in modo insolitamente diretto, Wen ha ammonito che la rapida crescita del Paese affronta forti difficoltà, che giustificano “politiche di democrazia scientifica”. “Ci sono incertezze nella situazione internazionale – ha aggiunto – e nell’ambiente economico, e ci sono nuove difficoltà e contraddizioni nell’economia domestica”.

Pechino è certo preoccupata per la recessione negli Stati Uniti, principale mercato dei prodotti cinesi. Ma anche per l’inflazione interna del 4,8% nel 2007, record da 11 anni, per combattere la quale la Cina sta consentendo una progressiva rivalutazione dello yuan sul dollaro, malgrado il pericolo che la sua merce perda competitività. Anche le gravi nevicate di queste settimane, le maggiori da 50 anni, causano  difficoltà nei rifornimenti di energia, carbone e alimenti, con spinte all’aumento dei prezzi. Centinaia di migliaia di lavoratori sono rimasti bloccati nelle stazioni ferroviarie e dei pullman e negli aeroporti, in attesa di tornare a casa per la festa del Nuovo anno lunare. Il maltempo ieri ha costretto Wen, diretto nella provincia di Wuhan flagellata dalla neve, ad atterrare nella provincia dell’Hubei e a proseguire il viaggio in treno.

In genere i leader cinesi prevedono grandi successi economici e gli analisti commentano l’inusuale tono pessimista di Wen. Frank Gong, capo economista della JP Morgan cinese, spiega al South China Morning Post che il governo “ha capito di avere sottostimato l’impatto della recessione internazionale. Questo potrebbe portare a un cambio di politica, dal contenimento alla stimolazione dell’economia”, ad esempio tramite misure per indurre l’aumento del consumo interno, piuttosto che cercare di contenere la crescita economica.

“E’ stato un errore – prosegue – dire, a dicembre, che [la politica economica del 2008] si sarebbe fondata su un contenimento della circolazione di moneta, perché il mercato internazionale è peggiorato con rapidità, molto maggiore di quanto previsto” dalla Cina. Ora occorrerà “una maggior flessibilità nella politica del governo centrale”.

Intanto gli industriali già avvertono le conseguenze congiunte della crisi Usa, dello yuan più forte, dell’aumento dei costi di produzione e dei problemi per il maltempo. Simon Shi Kai-biu, titolare della Sun Motor International che fabbrica motoveicoli, dice che a Dongguan ci sono stati 3 giorni di blackout che hanno costretto la fabbrica a usare energie alternative, costose e inquinanti, come impianti alimentati a diesel, per non bloccare la produzione.

“Per generare l’elettricità – dice – abbiamo dovuto spendere un 5% di più. E dobbiamo anche provvedere ai pasti degli operai che [per il maltempo] non possono andare a casa per il Nuovo anno”.

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