12/01/2010, 00.00
INDONESIA
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West Java, libertà religiosa negata: appello dei cristiani alla Commissione per i diritti umani

di Mathias Hariyadi
La comunità protestante di Bekasi contro il blocco delle funzioni voluto dalle autorità e dall’ala fondamentalista. Leader cristiano: amareggiato, ma nutriamo grandi speranze. Attivista per il dialogo interreligioso avverte: ci sono focolai di tensione che potrebbero degenerare in violenze.
Jakarta (AsiaNews) – Centinaia di fedeli della Huria Batak Protestant Christians Group (Hkbp) di Bekasi, nella provincia di West Java, si sono rivolti alla Commissione indonesiana per i diritti umani (Komnas Ham) per rivendicare il diritto alla libertà religiosa. Essi protestano contro le frange estremiste e le autorità locali che dal primo gennaio scorso hanno ordinato la sospensione delle attività della chiesa e la cancellazione delle funzioni domenicali.
 
Al termine dell’incontro fra i fedeli della Hkbp – comunità che raccoglie diversi gruppi protestanti in Indonesia – e i rappresentanti di Komnas Ham, il pastore Palti Panjaitan nutre “grandi speranze che le nostre richieste vengano ascoltate”. “Le autorità locali – spiega ad AsiaNews – dovrebbero revocare la decisione che ha portato alla sospensione delle attività”.
 
Egli aggiunge che la scelta dei funzionari di Bekasi è “priva di qualsiasi fondamento legale” e viola i diritti umani fondamentali, fra i quali vi è anche la libertà religiosa. “Una decisione che è contraria alla Costituzione” ribadisce il pastore Palti Panjaitan.
 
I fedeli hanno ricevuto la notifica domenica scorsa, durante le celebrazioni. La lettera risale al 31 dicembre 2009 e prevede la fine delle attività presso la chiesa Hkbp di Pondok Timur Indah, nel sotto-distretto di East Bekasi, “a partire dal primo gennaio 2010”. Il reverendo si dice “amareggiato”, perché ora “più di 1500 fedeli non hanno un luogo dove praticare la loro fede”.
 
La battaglia della comunità protestante di Bekasi è solo uno dei fronti aperti fra la maggioranza musulmana e la minoranza cristiana in Indonesia. Nel Paese musulmano più popoloso al mondo si pratica, in genere, una visione moderata dell’islam, ma non mancano attacchi contro le minoranze religiose, focolai di violenza e casi di intolleranza.
 
Domenica 3 gennaio centinaia di abitanti del sotto-distretto di Jejalen, sempre nel West Java, hanno impedito ai fedeli della Protestant Church of Filadelfia di partecipare alle funzioni religiose. In precedenza, in concomitanza con il Nuovo anno islamico, una folla di estremisti ha attaccato e danneggiato la chiesa cattolica di Sant’Alberto a Harapan Indah, anch’essa nella reggenza di Bekasi. Migliaia di manifestanti, fra cui donne e bambini, hanno fatto irruzione nel complesso – ancora in costruzione – e bruciato suppellettili e oggetti di culto.
 
Secondo Theophillus Bella, attivista per il dialogo interreligioso, vi sono altre situazioni che potrebbero presto degenerare: nella reggenza di Tangerang, dove la comunità protestate locale è vittima di “provocazioni” da parte dei residenti. Altro “potenziale” punto caldo è la parrocchia cattolica di San Giovanni Battista, nella reggenza di Bogor, dove la comunità musulmana è scesa in piazza per protestare contro la costruzione di una chiesa permanente.
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