23 Ottobre 2014 AsiaNews.it Twitter AsiaNews.it Facebook            

Aiuta AsiaNews | Chi siamo | P.I.M.E. | | Rss | Newsletter | Mobile




Dona
Il 5 x mille
ai missionari del PIME



mediazioni e arbitrati, risoluzione alternativa delle controversie e servizi di mediazione e arbitrato
invia ad un amico visualizza per la stampa


» 07/05/2007
TIMOR - INDONESIA
Wiranto: nel ‘99 nessuna violazione di diritti umani a Timor Est
di Mathias Hariyadi
Davanti alla Commissione Verità e Amicizia, l’ex capo dell’esercito al tempo dei sanguinosi scontri post-referendum testimonia la sua innocenza e quella dei suoi uomini: furono solo ostilità tra milizie locali. Diversa la deposizione del vescovo Belo: dopo il voto i soldati di Jakarta hanno distrutto il vescovado a Dili e commesso violenze sulla popolazione.

Dili (AsiaNews) – L’esercito indonesiano (TNI) non ha commesso alcuna violazione di diritti umani a Timor Est durante gli scontri che hanno accompagnato nel 1999 il referendum sull’indipendenza da Jakarta. Così ha testimoniato lo scorso 5 maggio il gen. Wiranto davanti alla Commissione bilaterale di Verità e Amicizia, organismo voluta da entrambi i Paesi per far luce sui sanguinosi episodi che 8 anni fa hanno causato la morte di 1500 timoresi e la fuga di oltre 250mila persone.

Secondo la versione fornita dall’ex ministro della Difesa e comandante dell’esercito, si è trattato solo di violenze “locali” tra gruppi con differenti posizioni: quelli pro-indipendenza e quelli contrari alla separazione da Jakarta .“Lo dimostra – ha aggiunto il generale ora in pensione – il fatto che ancora oggi a Timor Est assistiamo alle stesse ostilità tra fazioni differenti”. Wiranto ha poi ricordato davanti ai membri della Commissione che l’Onu stessa aveva appoggiato la scelta sua e dell’allora presidente indonesiano Habibie di imporre la legge marziale sull’isola per arginare le violenze seguite all’annuncio dei risultati referendari. Il TNI,a suo avviso, ha quindi agito nella totale legalità.

Nazioni Unite e gruppi per i diritti umani accusano Wiranto e i militari indonesiani di omicidi, deportazioni e persecuzione contro i sostenitori dell’indipendenza a Timor Est nei 24 anni di occupazione e nel periodo seguito al referendum. Anche la Chiesa punta il dito contro l’esercito, responsabile non solo di aggressioni ai fedeli ma anche alle sue proprietà immobiliari. Davanti alla stessa Commissione di Verità e Amicizia a fine aprile mons. Carlos Belo - vescovo di Dili dal 1996 al 2002 – ha riferito che milizie fedeli a Jakarta e militari del TNI erano implicati in torture sulla popolazione civile e ha raccontato di aver visto con i suoi occhi soldati indonesiani distruggere il vescovado, “dove avevano cercato rifugio centinaia di persone”.

Un rapporto pubblicato nel 2005 dalla Commissione indipendente per l'accoglienza, la verità e la riconciliazione, afferma che oltre 183 mila persone sono morte durante l’occupazione indonesiana. Secondo gli autori oltre il 70 % del totale delle vittime è morto per mano delle forze di sicurezza o delle milizie timoresi addestrate da Jakarta.


invia ad un amico visualizza per la stampa

Vedi anche
19/02/2007 INDONESIA - TIMOR
Al via le prime udienze della Commissione Verità e Amicizia
01/08/2005 TIMOR EST - INDONESIA
Vescovi di Timor Est: l'Onu ci aiuti a rendere giustizia al nostro popolo
21/12/2005 Timor est – Indonesia
Timor Est: durante l'occupazione indonesiana morte 183 mila persone
21/01/2006 TIMOR EST
Vescovo di Baucau: non serve una riconciliazione con Jakarta senza la giustizia
10/03/2005 INDONESIA - TIMOR EST
Indonesia-Timor Est: al varo la Commissione Verità e Amicizia

In evidenza
IRAQ - ITALIA
"Adotta un cristiano di Mosul": raccolti e inviati quasi 700mila euro. La campagna continua
di Bernardo CervelleraInviata la seconda tranche di aiuti, raccolti nel mese di settembre. In Medio oriente e in Iraq si gioca il destino dei rapporti fra oriente e occidente. L'appello di papa Francesco e del Sinodo. I governi tiepidi. Gli aiuti giunti da tutto il mondo: una nuova comunità internazionale che sconfigge la "globalizzazione dell'indifferenza".
IRAQ-VATICANO
"Adotta un cristiano di Mosul": il grazie del vescovo per i primi aiuti
di Amel NonaMons. Amel Nona, vescovo caldeo di Mosul, anch'egli rifugiato, ringrazia tutti i donatori della campagna lanciata da AsiaNews. La situazione è sempre più difficile per il numero enorme di profughi e per l'arrivo dell'inverno e della neve, che rendono impossibile alloggiare nelle tende o all'aperto. La crisi, un'occasione che rende attiva la fede dei cristiani.
ITALIA - IRAQ
Continua la campagna "Adotta un cristiano di Mosul". Già raccolti oltre 350mila euro
di Bernardo CervelleraInviate al patriarca di Baghdad e ai vescovi del Kurdistan le donazioni ricevute fino al 31 agosto. La campagna serve a nutrire, alloggiare, vestire, consolare oltre 150mila profughi cristiani, yazidi, turkmeni, sciiti e sunniti, fuggiti dalla violenza dell'esercito del Califfato islamico. Una generosa partecipazione dall'Italia e da tutte le parti del mondo. Donazioni anche da chi è povero e senza lavoro. Una speranza per il mondo, per chi soffre e per chi dona.

Dossier


by Giulio Aleni / (a cura di) Gianni Criveller
pp. 176
Copyright © 2003 AsiaNews C.F. 00889190153 Tutti i diritti riservati: è permesso l'uso personale dei contenuti di questo sito web solo a fini non commerciali. L'utilizzo per riprodurre, pubblicare, vendere e distribuire può avvenire solo previo accordo con l'editore. Le foto presenti su AsiaNews.it sono prese in larga parte da Internet e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione delle immagini utilizzate