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    » 07/05/2007, 00.00

    TIMOR - INDONESIA

    Wiranto: nel ‘99 nessuna violazione di diritti umani a Timor Est

    Mathias Hariyadi

    Davanti alla Commissione Verità e Amicizia, l’ex capo dell’esercito al tempo dei sanguinosi scontri post-referendum testimonia la sua innocenza e quella dei suoi uomini: furono solo ostilità tra milizie locali. Diversa la deposizione del vescovo Belo: dopo il voto i soldati di Jakarta hanno distrutto il vescovado a Dili e commesso violenze sulla popolazione.

    Dili (AsiaNews) – L’esercito indonesiano (TNI) non ha commesso alcuna violazione di diritti umani a Timor Est durante gli scontri che hanno accompagnato nel 1999 il referendum sull’indipendenza da Jakarta. Così ha testimoniato lo scorso 5 maggio il gen. Wiranto davanti alla Commissione bilaterale di Verità e Amicizia, organismo voluta da entrambi i Paesi per far luce sui sanguinosi episodi che 8 anni fa hanno causato la morte di 1500 timoresi e la fuga di oltre 250mila persone.

    Secondo la versione fornita dall’ex ministro della Difesa e comandante dell’esercito, si è trattato solo di violenze “locali” tra gruppi con differenti posizioni: quelli pro-indipendenza e quelli contrari alla separazione da Jakarta .“Lo dimostra – ha aggiunto il generale ora in pensione – il fatto che ancora oggi a Timor Est assistiamo alle stesse ostilità tra fazioni differenti”. Wiranto ha poi ricordato davanti ai membri della Commissione che l’Onu stessa aveva appoggiato la scelta sua e dell’allora presidente indonesiano Habibie di imporre la legge marziale sull’isola per arginare le violenze seguite all’annuncio dei risultati referendari. Il TNI,a suo avviso, ha quindi agito nella totale legalità.

    Nazioni Unite e gruppi per i diritti umani accusano Wiranto e i militari indonesiani di omicidi, deportazioni e persecuzione contro i sostenitori dell’indipendenza a Timor Est nei 24 anni di occupazione e nel periodo seguito al referendum. Anche la Chiesa punta il dito contro l’esercito, responsabile non solo di aggressioni ai fedeli ma anche alle sue proprietà immobiliari. Davanti alla stessa Commissione di Verità e Amicizia a fine aprile mons. Carlos Belo - vescovo di Dili dal 1996 al 2002 – ha riferito che milizie fedeli a Jakarta e militari del TNI erano implicati in torture sulla popolazione civile e ha raccontato di aver visto con i suoi occhi soldati indonesiani distruggere il vescovado, “dove avevano cercato rifugio centinaia di persone”.

    Un rapporto pubblicato nel 2005 dalla Commissione indipendente per l'accoglienza, la verità e la riconciliazione, afferma che oltre 183 mila persone sono morte durante l’occupazione indonesiana. Secondo gli autori oltre il 70 % del totale delle vittime è morto per mano delle forze di sicurezza o delle milizie timoresi addestrate da Jakarta.

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