30/03/2005, 00.00
CINA
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Xinjiang: proibito ai bambini entrare in chiesa

Yining (AsiaNews/Forum 18) – Ai bambini è proibito entrare nelle chiese cattoliche dello Xinjiang. E' quanto denuncia a Forum 18 p. Sun Zin Shin, un prete cattolico di Yining, capitale della prefettura autonoma di Ili-Kazakh, nella regione del Xinjiang (nord ovest del Paese).

P. Sun racconta la storia di uno studente che è riuscito ad entrare in una chiesa cattolica di Nilka (120 chilometri ad est di Yining ) durante la funzione dello scorso Natale, nonostante un cordone di polizia cercasse di impedirlo, ed ha assistito alla funzione. Al ritorno a scuola è stato ripetutamente malmenato dal suo insegnante che lo aveva visto entrare.

Il prete dice che a Nilka le autorità cittadine girano per le case dei cattolici e "avvertono" i fedeli che "potrebbero avere problemi al lavoro" se loro e i loro figli continuano a frequentare la comunità cattolica. Denuncia le intimidazioni delle autorità locali, che sorvegliano in maniera stretta le minoranze per non farle avvicinare alla fede. Le autorità hanno perfino chiesto ai cattolici di ridurre le dimensioni delle croci nelle loro chiese.

Tutta la vita delle comunità è gestita dall'Ufficio per gli Affari Religiosi (Uar).

P. Sun protesta: "Noi siamo cittadini, e paghiamo le tasse esattamente come gli atei, ma agli occhi dello stato siamo cittadini si seconda classe". "Ora" – continua – "siamo nell'assurda situazione di dover pagare le tasse per pagare lo stipendio di quelle stesse persone che ci controllano e ci proibiscono di professare liberamente la nostra fede".

Il problema più grave, dice P. Sun, è il divieto assoluto di celebrare funzioni al di fuori delle 4 parrocchie registrate in tutta la provincia. "In molte città" – spiega – "non possiamo avere chiese o parrocchie registrate, anche se lì vi sono dei fedeli. Per noi è assolutamente proibito celebrare funzioni in appartamenti privati, sotto la minaccia di molti giorni di arresto. In pratica per le autorità i credenti sono dei potenziali terroristi. Io non ho paura di parlare di queste cose, perché  voglio che il mondo intero conosca i problemi dei credenti nella regione autonoma Uighur, nello Xinjiang".

Yining si trova a 100 chilometri ad est del confine con il Kazakhstan e a 600 chilometri da Urumqi, la capitale del Xinjiang.

La situazione dei cristiani ortodossi non è migliore, anche se per loro il problema principale è l'assenza di preti ortodossi e la carenza di edifici adibiti a luogo di culto. La legge cinese dice che i preti stranieri possono lavorare in Cina solo con il permesso di Pechino, e al momento nella zona non vi sono preti ortodossi che siano cittadini cinesi. Nel dicembre del 2003 P. Vianor Ivanov, decano della diocesi ortodossa di Astana, nel vicino Kazakhstan, è stato costretto per una settimana agli arresti domiciliari a Yining ed è stato poi deportato per aver lavorato illegalmente con i credenti ortodossi locali.

La comunità protestante smorza la polemica: Luda Li, pastore locale, dice che lei e la sua comunità non hanno alcun problema con le autorità, finché seguono con precisione le istruzioni che ricevono dal Comitato religioso nazionale. Comunque spiega che anche per loro le cerimonie al di fuori delle chiese registrate sono proibite; per celebrare battesimi occorre dare un preavviso alle autorità; i matrimoni sono permessi solo nel caso in cui la coppia abbia già celebrato il rito civile.

Non è stato possibile parlare né con gli imam di etnia Uighur o Dungan, né con Yen Shi, l'unico monaco buddista della zona. Tutti i religiosi si sono rifiutati di parlare, dato che Forum 18 non aveva il permesso dell'Uar. Yen Shi ha detto solo che "anche i cittadini della zona che vogliano conoscere il buddismo devono chiedere il permesso all'Uar prima di parlare con me".
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