15/02/2021, 11.42
MYANMAR
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Yangon, cresce la repressione; non si ferma la resistenza

di Francis Khoo Thwe

Carri armati e blindati dell’esercito pattugliano le strade principali. Quest’oggi, ingegneri e studenti di tecnologia hanno protestato al nord di Yangon. I soldati trascinano a forza operai e impiegati che vogliono attuare la disobbedienza civile. Annunciate revoche ai diritti umani garantiti dalla costituzione. I soldati possono arrestare e perquisire le case senza mandato, e tenere in prigione oltre le 48 ore. Il processo ad Aung San Suu Kyi rimandato di due giorni.

Yangon (AsiaNews) – Il regime militare instaurato lo scorso 1° febbraio compie passi sempre più decisi verso la repressione. Allo stesso tempo, pur con misure di controllo più forti non si fermano nemmeno le manifestazioni di resistenza al colpo di Stato.

Quest’oggi a Yangon, carri armati e blindati dell’esercito pattugliano le strade principali. Il controllo sociale è stato trasferito dalla polizia ai soldati, dopo diverse defezioni di poliziotti, andati ad accrescere il numero di manifestanti.

Quest’oggi, l’avvocato difensore di Aung San Suu Kyi ha fatto sapere che il processo contro di lei è stato rimandato di tre giorni e si terrà il 17 febbraio. “La Signora”, leader del movimento democratico, è agli arresti domiciliari dal primo giorno del colpo di Stato ed è accusata di aver importato in modo illegale alcuni walkie-talkie.

Nonostante la repressione, quest’oggi, ingegneri e studenti di tecnologia hanno protestato al nord di Yangon. Canali televisivi hanno ripreso soldati che trascinavano a forza al lavoro operai delle ferrovie e impiegati di banca, che attuavano la disobbedienza civile.

Ieri, per il nono giorno consecutivo, decine di migliaia di persone sono scese in piazza in varie città del Paese, fra cui la capitale Naypyidaw, Yangon, Sittwe e Myitkyina. Myitkyina è la capitale dello Stato Kachin, vicino alla frontiera cinese. Ieri sera le forze di sicurezza hanno sparato contro la folla che protestava. Non si riesce a capire se si usavano proiettili di gomma o proiettili mortali. Alcuni giornalisti – che avevano filmato gli spari - sono stati arrestati, ma sarebbero stati rilasciati oggi.

Già da due giorni la giunta militare ha annunciato la revoca degli articoli 5,7 e 8 della costituzione del 2008, che difendono i diritti umani di base della popolazione.  A causa di ciò, i militari possono ora arrestare senza alcun mandato; possono entrare nelle case e perquisire senza permesso dei giudici; possono cercare informazioni attraverso i provider di internet; possono tenere persone agli arresti per più di 48 ore.

Mentre internet è stata bloccata quasi ovunque, la giunta ha diramato un mandato di arresto per sette personalità legate al mondo democratico. Fra questi vi sono Min Ko Naing, eroe della “generazione 1988”, ossia dell’allora movimento degli studenti universitari contro la giunta, e Myo Yan Naung Thein, già prigioniero politico. Il mandato esige che la popolazione aiuti la polizia a trovare i fuggitivi. Chiunque li aiuta sarà arrestato.

Fino ad oggi, almeno 400 persone sono state arrestate. Fra essi vi sono personalità politiche, militanti democratici, medici, impiegati del settore pubblico, studenti, ecc…

Secondo diverse testimonianze, tre giorni fa la giunta ha svuotato le carceri dei prigionieri comuni e criminali per creare disordini nelle città. A Yangon, gruppi di questi prigionieri hanno appiccato incendi in diverse strade attorno a Tharkayta e avrebbero avvelenato le condutture di acqua del quartiere di Nga Moe Yeik. In ogni quartiere, gruppi di volontari operano la vigilanza per non far entrare i criminali rilasciati, costruendo anche barricate.

Tom Andrews, esperto speciale dell’Onu per il Myanmar, ha dichiarato che i capi dell’esercito saranno incriminati “come responsabili” in caso di violenze contro la popolazione.

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