03/11/2017, 16.37
MYANMAR-VATICANO
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Yangon, provocazioni contro il papa. Buddisti solidali coi cattolici

Aye Ne Win, nipote del generale ed ex dittatore birmano Ne Win, travestito da pontefice per Halloween. I nazionalisti accusano Papa Francesco di collaborazionismo con i Rohingya. La Chiesa birmana abbassa i toni delle polemiche. I preparativi per il viaggio apostolico. Anche i monaci buddisti accoglieranno i fedeli.

Yangon (AsiaNews) – La popolazione buddista birmana esprime vicinanza e solidarietà alla piccola comunità cattolica, oggetto negli ultimi giorni di alcune provocazioni in vista della prossima visita apostolica di papa Francesco nel Paese (27-30 novembre).

Le polemiche sono nate per le fotografie che ritraggono Aye Ne Win, nipote del generale ed ex dittatore birmano Ne Win, impartire “benedizioni” mascherato da pontefice in un party di Halloween (foto2). I cattolici esprimono sui social network la propria indignazione per il provocatorio travestimento, ricevendo il sostegno dei buddisti che si dichiarano offesi. Molti di loro vedono in tale atto derisorio un tentativo da parte di militari e gruppi estremisti di creare conflitti con la minoranza cristiana, alla vigilia dello storico viaggio del papa.

Esponenti del potere militare e frange estremiste del buddismo nazionalista, come il movimento Ma Ba Tha, nell’ultimo periodo hanno manifestato su internet la propria avversione per la visita del pontefice, accusato di collaborazionismo con la minoranza musulmana dei Rohingya. A sostegno delle loro tesi, questi individui hanno fatto circolare sui social network le immagini della lavanda dei piedi che papa Francesco ha effettuato nel carcere di Paliano lo scorso aprile. Durante la cerimonia, il papa aveva lavato i piedi di un detenuto musulmano.

Gli estremisti ricordano inoltre l’appello in favore dei Rohingya lanciato dal pontefice durante l’Angelus dello scorso 27 agosto, che aveva scatenato dure critiche in Myanmar. La maggioranza della popolazione aveva criticato l’invito del papa alla preghiera per il riconoscimento dei diritti della minoranza musulmana, invisa a gran parte dei birmani. A suscitare la disapprovazione dell’opinione pubblica era stato in particolare l’uso da parte di papa Francesco della parola “Rohingya”. Poiché tale minoranza etnica non viene riconosciuta come una delle 135 etnie ufficiali, in Myanmar è abitudine riferirsi ad essa con l’espressione “musulmani del Rakhine”, dalla regione in cui risiedono.

La Chiesa birmana, autorevole voce a sostegno del difficile processo di riconciliazione nazionale intrapreso dalla leader democratica Aung San Suu Kyi, non ha raccolto le ultime provocazioni degli estremisti e si è impegnata a placare le polemiche. P. Mariano Soe Naing, portavoce della Conferenza episcopale del Myanmar (Cbcm) e direttore dell’Ufficio per la comunicazione sociale (Cbcm Osc), dichiara ad AsiaNews: “L’episodio che ha visto protagonista il nipote di Ne Win è disdicevole. Tuttavia, per quanto criticabile, si tratta pur sempre di una festa in maschera e la cosa si è conclusa lì. La nostra relazione con i concittadini buddisti è molto buona, non vi sono ostilità. Non vi è nulla da temere per la visita del papa. I problemi potrebbero sorgere se il Santo Padre utilizzerà il termine ‘Rohingya’. Questo darebbe il pretesto agli estremisti di creare tensioni”.

La comunità cattolica si prepara ad accogliere papa Francesco con “devozione e preghiera”, mentre fervono i preparativi per il suo arrivo.  “Al momento – afferma p. Mariano Soe Naing – siamo concentrati nel pianificare l’accoglienza di coloro che prenderanno parte alla solenne messa, che la mattina del 29 novembre il papa celebrerà presso il Kyaikkasan Ground di Yangon. Tutte le nostre parrocchie saranno a disposizione per il loro pernottamento. La notte precedente la funzione, anche quasi tutti i monasteri buddisti apriranno le porte ai nostri fedeli. Ci aspettiamo la presenza di oltre 100mila cattolici durante la visita del Santo Padre”.

A testimonianza dell’impegno della Chiesa cattolica per il dialogo e la riconciliazione nazionale, poche ore dopo la messa papa Francesco terrà un incontro con il Consiglio Supremo “Sangha” dei monaci buddisti [massima autorità buddista del Paese, ndr] nel Kaba Aye Centre. “Abbiamo effettuato dei sopralluoghi e con i monaci ci siamo accordati sulle modalità dell’incontro e sulla composizione delle delegazioni. Sfortunatamente, a causa degli impegni ufficiali del papa con le autorità birmane a Nay Pyi Taw, l’incontro con tutti i leader religiosi del Paese previsto per il 30 novembre è stato annullato”, afferma il portavoce della Cbcm.

Lawrence Jangma Gam, collaboratore di AsiaNews, racconta da Yangon: “Il travestimento di Aye Ne Win ha suscitato la dura reazione dei cattolici su internet, soprattutto dei giovani. Tuttavia, le tensioni hanno avuto luogo solo sui social media. Gli estremisti fanno leva sull’ignoranza di parte dei buddisti nei confronti dei cristiani, ma non vi è nessuna seria minaccia alla sicurezza del Santo Padre. Il governo civile, con cui la Santa Sede ha tenuto importanti incontri di recente, farà da garante per questo viaggio apostolico. L’esercito gestisce tutte le questioni inerenti la sicurezza e non credo che permetterà che accada qualcosa, dal momento che il Paese già subisce una forte pressione internazionale per la crisi in Rakhine. Forse i movimenti nazionalisti organizzeranno manifestazioni contro il papa, ma i cittadini ordinari non sono contrari al viaggio apostolico. Il papa si avvarrà di un personale servizio di sicurezza e anche la Conferenza episcopale sta prendendo delle proprie misure in tal senso”.

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