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  • » 29/01/2018, 11.26

    YEMEN

    Yemen, nuovo fronte di scontro: separatisti filo-emirati contro il governo di Aden



    Negli scontri del fine settimana sono morte 15 persone, almeno 30 i feriti. I ribelli del sud chiedono le dimissioni del premier e del governo, accusati di corruzione. Nella capitale provvisoria del sud chiusi scuole, università e l’aeroporto. Allarme della Croce rossa per le vittime civili. 

     

    Sana’a (AsiaNews) - In queste ore si è aperto un nuovo fronte di scontro in Yemen, Paese martoriato da quasi tre anni di guerra civile che hanno provocato migliaia di vittime e alcune fra le peggiori epidemie al mondo. Nel fine settimana le forze separatiste del sud - sostenute dagli Emirati Arabi Uniti (Eau) - hanno lanciato l’assalto alle sedi del governo del presidente filo-saudita Abdrabbuh Mansour Hadi ad Aden, nel sud. La città è oggi capitale provvisoria dello Stato, in seguito all’ascesa al potere a Sana’a dei ribelli sciiti Houthi vicini all’Iran. 

    Nella notte i separatisi del sud hanno inviato ulteriori rinforzi verso Aden, seconda città del Paese, per alimentare la battaglia contro le truppe governative. Le milizie provengono da Abyane, nel sud dello Yemen, e dalla zona centrale di Marib. 

    Il consiglio di transizione del sud, in rappresentanza dei gruppi separatisti, ha invocato le dimissioni del Primo Ministro Ahmed bin Dagher e del suo esecutivo, accusati di “corruzione”: 

    La situazione nel sud preoccupa anche i responsabili del Comitato internazionale della Croce Rossa (Cicr), che confermano il lancio di razzi e sparatorie proseguite “per tutta la notte” ad Aden. A causa dei combattimenti i mezzi di soccorso non possono operare e a pagarne le conseguenze “è la popolazione civile”. 

    Ieri le forze separatiste si sono impadronite della sede provvisoria del governo; gli scontri con le forze lealiste hanno causato secondo un primo bilancio almeno 15 morti e oltre 30 feriti. Ma la conta delle vittime potrebbe aggravarsi nelle prossime ore.

    Il movimento è cresciuto in questi anni e ha ottenuto il sostegno tacito degli Emirati Arabi Uniti dopo che Hadi ha lasciato anche Aden si è rifugiato a Riyadh, in Arabia Saudita. Il primo ministro Ahmed bin Dagher ha guidato la resistenza governativa e ha parlato di “tentativo di colpo di Stato”.

    Lo Yemen si è riunificato nel 1990, dopo la divisione fra il nord del Paese filo-occidentale e il sud socialista. Oggi le divisioni sono di natura etnica e confessionale: il nord, a maggioranza sciita, sostenuto dall’Iran contro il sud sunnita, vicino all’Arabia Saudita e agli Emirati. Tuttavia, oggi anche il fronte sunnita si è spaccato: la tensione ha iniziato a montare nei giorni scorsi, dopo che le forze fedeli al presidente Hadi hanno aperto il fuoco durante una manifestazione dei separatisti. L’aeroporto della città di Aden è stato chiuso, così come le scuole e le università dell’area. Tutti si aspettano una escalation delle violenze, a dispetto dei (vani) appelli alla calma e al dialogo fra le parti, a tutto vantaggio dei ribelli sciiti Houthi nel nord che potrebbero approfittare della situazione per rafforzare la presa sul Paese.

    In Yemen oltre l’80% della popolazione manca di cibo, carburante, acqua potabile e accesso ai servizi sanitari di base. Ad aggravare la situazione il blocco saudita in atto dai primi di novembre dello scorso anno, che ha contribuito ad acuire l’emergenza.

    Di recente anche il vicario apostolico ha confermato ad AsiaNews la gravità del “disastro” che si sta consumando nel Paese arabo.

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