05/06/2017, 13.58
YEMEN
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Yemen, vicario d’Arabia: fra guerre ed epidemie (di colera) situazione “disastrosa”

Fonti Oms parlano di quasi 74mila casi di colera, le vittime oltre 600 (405 bambini). A rischio fino a 300mila persone. Ogni 10 minuti muore un bambino sotto i cinque anni. Strutture sanitarie al collasso. Mons. Hinder: la nostra preghiera e l’aiuto silenzioso per cristiani e musulmani. Difficile portare aiuti, bisogna mantenere viva l’attenzione.

 

Abu Dhabi (AsiaNews) - La situazione in alcune parti dello Yemen è “disastrosa”, anche se al momento non è possibile tracciare un quadro completo della realtà perché “è difficile entrare e avere informazioni credibili”, basate sulla realtà e non filtrate dalla propaganda. È quanto racconta ad AsiaNews mons. Paul Hinder, vicario apostolico dell’Arabia meridionale (Emirati Arabi Uniti, Oman e Yemen), commentando la gravissima emergenza umanitaria in atto nel Paese arabo, sconvolto da quasi 30 mesi di guerra sanguinosa. “È una nazione dimenticata - aggiunge il prelato - al cospetto di altri conflitti che sembrano più interessanti” a livello mediatico e che ha bisogno “di maggiore attenzione”.

Nessuna delle parti coinvolte nella guerra, prosegue mons. Hinder, può dirsi “innocente”, perché ci sono “violazioni” su entrambi i fronti. E a pagarne le spese è la popolazione civile, spesso dimenticata e abbandonata a se stessa e che deve affrontare “anche l’emergenza colera”. Vi sono molte potenze immischiate, fra cui Arabia Saudita, Iran, Stati Uniti che sul territorio yemenita combattono per procura; nessuno di questi, però, “ha interesse a essere messo in cattiva luce” e per questo troppo spesso sembra calare il silenzio.

Fra le voci critiche, quelle dei funzionari delle Nazioni Unite che denunciano un “collasso totale a livello sociale, economico e istituzionale”. Stephen O’Brien, responsabile Onu per le emergenze umanitarie, afferma che la crisi non è frutto di coincidenze ma è dovuta a “errori” o “inazione delle potenze mondiali”. E gli appelli alla pace, aggiunge l’inviato speciale Onu per lo Yemen Ismael Ould Cheikh Ahmed, cadono nel vuoto perché “i fronti in lotta fanno orecchie da mercante”.

Dal gennaio 2015 la nazione del Golfo è teatro di un sanguinoso conflitto interno che vede opposte la leadership sunnita dell’ex presidente Abedrabbo Mansour Hadi, sostenuta da Riyadh, e i ribelli sciiti Houthi, vicini all’Iran e agli Hezbollah libanesi. Nel marzo 2015 una coalizione araba a guida saudita ha promosso raid contro i ribelli, finiti nel mirino delle Nazioni Unite per le vittime [fra i civili] che hanno provocato. Tra questi vi sono anche bambini.

Ad oggi sono morte oltre 8mila persone, più di 44mila i feriti e tre milioni gli sfollati. Quasi 19 milioni (su 24 in totale) le persone bisognose di assistenza umanitaria a vario titolo. Il conflitto ha ridotto sull’orlo della fame quasi sette milioni di persone. Ogni 10 minuti muore un bambino sotto i cinque anni e oltre il 55% delle strutture mediche e sanitarie del Paese sono inutilizzabili.

Ad acuire le sofferenze vi è anche l’epidemia di colera in atto da alcune settimane, che ormai si è trasformata in una vera e propria emergenza. Secondo fonti dell’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) dai primi di aprile si sono registrati quasi 74mila casi sospetti, le vittime sono almeno 605, il 40% delle quali bambini. Se non vi saranno interventi urgenti, avvertono gli esperti, i contagi potrebbero quadruplicare entro il mese prossimo e raggiungere quota 300mila, con la metà dei casi che coinvolgono i bambini e gli ospedali incapaci di rispondere ai bisogni.

“Per lo Yemen - afferma mons. Hinder - provo una sofferenza silenziosa, che abbraccia sia i musulmani che sono il 99% della popolazione come i cristiani, quasi tutti stranieri, che sono rimasti per diverse ragioni. Certo le condizioni variano a seconda delle diverse zone del Paese, ma le difficoltà e le sofferenze coinvolgono tutti”. “Io continuo a pregare per la gente - aggiunge il prelato - senza fare proclami o annunci particolari. Preghiere che non sono solo a titolo personale, ma che abbracciano anche l’intera comunità: di recente, durante una visita ad una parrocchia di Abu Dhabi, ho chiesto ai fedeli di pregare per la pace in Yemen, condividendo la mia intenzione”.

Vi sono persone o enti, prosegue il vicario apostolico, che “offrono aiuti finanziari e materiali, ma resta problematica la distribuzione”. Per ora, aggiunge, “raccogliamo” queste offerte in attesa di capire come potranno essere recapitate e “alleviare così almeno in parte le sofferenze. Siamo pronti ad aiutare, ma il clima è difficile è bisogna muoversi con attenzione”. La Chiesa continua “il suo aiuto silenzioso attraverso la preghiera - conclude mons. Hinder - in attesa di capire gli sviluppi, anche politici, con l’esclusione del Qatar dalla coalizione araba. L’importante è non dimenticare, mantenendo viva l’attenzione, e proseguire la nostra missione spirituale di memoria attraverso la preghiera”.(DS)

 

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