29/02/2008, 00.00
YEMEN
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Yemen: bambini venduti per un pugno di dollari

Sono tanti, troppi i minori che vengono venduti dalla famiglie povere dello Yemen ai Paesi ricchi del Golfo. La trappola della fame e i fattori culturali sono le cause del fenomeno che è spaventosamente in crescita.

Sanaa (AsiaNews/Agenzie) – Il dramma del traffico minorile è una piaga per lo Yemen dove circa 1.2 milioni di bambini vengono venduti ogni anno da criminali in Arabia Saudita e nei ricchi Stati del Golfo. Per milioni di giovani yemeniti, oltre i confini del loro povero Paese si schiudono le porte di un inferno: finiscono a medicare per strada, a fare i domestici nelle case dei più abbienti, magari sfruttati in fabbriche o fantini alle corse dei cammelli.

I bambini provengono dalle province yemenite più remote e meno fertili, dove nemmeno l’agricoltura provvede alla sussistenza delle famiglie per cui ogni figlio diventa una bocca impossibile da sfamare. Per le famiglie patriarcali inoltre i figli maschi si devono assumere responsabilità sin dalla tenera età, ma il prezzo da pagare per ‘diventare grandi’ è davvero troppo alto.

Aboudou Adjibade, rappresentate dell’ UNICEF nello Yemen, in dichiarazioni rilasciate all’agenzia Reuters ieri ha detto: “Il traffico di bambini è un fenomeno ‘sotterraneo’, difficile da controllare perchè c’è molta complicità sia livello di comunità che di autorità. I bambini sono esposti a violenze, abusi sessuali e sfruttamento sul lavoro”.

Sono anni che l’UNICEF tenta di fare luce sulla situazione appellandosi alle autorità yemenite che puntualmente hanno rifiutato di prendere in considerazione il problema. Secondo l’Islam – religione di Stato nello Yemen – i bambini vanno protetti e risulta inconcepibile che le violazioni dei diritti dei minori nel religiosissimo Paese siano all’ordine del giorno.

Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (IOM) sembrerebbe che il governo si stia sensibilizzando sulla tragedia. “Fino a due anni fa – ha detto Sefano Tamagnini rappresentante dell’IOM – non si poteva nemmeno nominare ufficialmente. Ora stanno cominciando ad accettare la parola ‘traffico’”. 

Ma la velocità con cui il governo prende atto della situazione non tiene il passo con i trafficanti che continuano imperterriti mese dopo mese. Il traffico raggiunge l’apice durante il mese del Ramadan, dove grazie al flusso dei pellegrini diretti alla Mecca i piccoli mendicanti sperano di racimolare qualche spicciolo in più.

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