Pechino (AsiaNews/AFP) Per produrre l'energia necessaria a fronteggiare la crisi di questa estate, la Cina sta facendo sempre più affidamento sul carbone, causando alti tassi di inquinamento ambientale in patria e all'estero.
La rapida crescita della domanda sta spingendo il Paese ad impiantare più centrali a carbone, meno costose e più veloci da costruire rispetto a quelle nucleari o idroelettriche. La combustione che utilizza questo minerale, però, emette una grande quantità di anidride solforosa e di altri agenti inquinanti, responsabili di piogge acide e di malattie respiratorie.
"L'inquinamento è un problema che si sta aggravando negli ultimi anni. Il tasso del 2003 era di molto superiore rispetto al 2002", ha detto il direttore della divisione per l'atmosfera dell'Amministrazione di Stato per la tutela ambientale, Wang Jian. Dal 2000 al 2002, infatti, le emissioni inquinanti erano diminuite, grazie agli sforzi del governo per contenere il problema, ma l'anno scorso il livello è aumentato di circa il 12% rispetto al 2002, secondo cifre ufficiali.
Non è un caso che nel 2003 la disponibilità energetica abbia registrato un aumento del 15%, grazie soprattutto allo sfruttamento di carbone, dal quale dipende circa il 75% della produzione energetica cinese. "Non ci sono, per ora, prospettive di miglioramento, in quanto la grave crisi energetica rende impossibile pensare di non costruire nuove centrali", ha dichiarato Wang.
Il governo ha condotto degli studi sull'impatto dell'inquinamento, ma non ne ha mai pubblicato i risultati definendoli "ancora non abbastanza completi e scientifici".
La World Bank, però, ritiene che in Cina 400 mila persone all'anno muoiono per malattie causate dall'inquinamento. Le patologie più frequenti sono disturbi cardiaci e polmonari.
Pur riconoscendo la sua responsabilità sulla questione, la Cina non considera ancora in modo serio il problema ambientale, posponendolo a quello dello sviluppo economico.
Il Governo ha imposto alle centrali misure anti-inquinamento, come l'adozione di sistemi in grado di pulire le emissioni, ma non ha verificato in modo adeguato la loro applicazione.
"Esiste anche una tassa sull'inquinamento, ma è così irrisoria che alle industrie conviene pagarla piuttosto che ripulire i loro impianti", ha dichiarato Dan Millison, specialista in ambiente ed energia della Banca asiatica di sviluppo.
Se si pensa che "per la stessa quantità di produzione economica la Cina sta consumando il 57% di energia in più rispetto all'Indonesia, il triplo della Corea del Sud e 8 volte più del Giappone, lo spreco energetico diventa uno dei nodi fondamentali da sciogliere per la politica del Governo", ha aggiunto Millison.
Il fenomeno assume un'entità più grave se si considera che colpisce anche i Paesi limitrofi. Esperti internazionali ritengono che più del 40% dell'inquinamento atmosferico in Giappone e Corea del Sud sia causato dalla Cina. "In Corea del Sud, d'estate, tutti hanno la tosse, anche le persone di buona salute", afferma Boo-Kyung-Jin del Korean Energy Economics Institute.
Entrambi i Paesi, intanto, stanno raccogliendo dati per provare la responsabilità della Cina nell' "esportazione di inquinamento" con la speranza di spingere Pechino ad agire in modo concreto.
Dati di inquinamento proveniente dalla Cina cominciano a registrarsi anche in America del Nord.