15/01/2008, 00.00
VIETNAM
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L’impegno dei cattolici di Ho Chi Minh City contro l’aborto

Secondo fonti locali gli aborti sono più delle nascite. Si abortisce anche solo per preservare il proprio reddito o per paura della vergogna sociale. I padri Redentoristi pregano per chi ha abortito “per codardia” e per chi si batte per la vita. Hanno creato un centro che accoglie le donne incinte non sposate.

Ho Chi Minh City (AsiaNews/Ucan) – Nei sobborghi di Ho Chi Minh City, i padri Redentoristi hanno celebrato, il 28 dicembre per la festa dei Santi Innocenti, una messa dedicata a pregare per chi abortisce per “codardia”. Hanno partecipato anche gruppi di aiuto alla vita e circa 30 ragazze incinte, non sposate, ospiti di un centro sociale dei Padri.

Il concelebrante padre Joseph Le Quang Uy ha invitato tutti a pregare “per chi abortisce per codardia”, “per paura che un figlio possa danneggiare i suoi redditi e il lavoro, per chi ha paura ad averlo fuori dal matrimonio per non danneggiare la sua reputazione, così che gli stessi parenti portano via e nascondono la figlia non sposata o le chiedono di abortire”. Ma l’aborto – ha proseguito – è  un crimine contro l’umanità e occorre sostenere, anche con la preghiera,  gli attivisti per la vita perché riescano a far cambiare convinzione alle donne che vogliono abortire. “Ai bambini abortiti – ha detto – non occorrono le nostre preghiere, perché sono diventati angeli”.

I Redentoristi hanno fondato nel 2005 un gruppo pro-vita, che va in ospedali e sanitari e offre sostegno alle donne che vogliono abortire, per aiutarle a portare avanti la gravidanza.

Martha Hoang Thi Hoa, ragazza di 29 anni, ha detto a UCA News che per portare avanti la gravidanza e far nascere suo figlio ha dovuto lasciare la casa paterna. Lavora per una ditta di abbigliamento e guadagna un milione di dong al mese (circa 62,5 dollari), troppo poco per lei e il figlio. Per fare qualche soldo raccoglie cose usate.

“Mio padre – dice Mai, ragazza di 16 anni che vive nel Centro dei Padri – è membro del consiglio parrocchiale, è un uomo onesto, ma rigido che non ha mai accettato la mia indesiderata gravidanza”.

Le donne debbono lasciare il centro due mesi dopo la nascita, per fare posto ad altre donne.

Marie Nguyen Thi My è una studentessa di 22 anni della settentrionale Vinh City. Dice che un sacerdote l’ha convita a portare avanti la gravidanza. Ora è al settimo mese e prega che il suo ragazzo torni da lei, perché il bambino abbia entrambi i genitori.

Un’altra donna, al sesto mese di gravidanza, racconta degli oltre 1000 contenitori di cemento contenenti i resti dei feti abortiti, che i Padri hanno cremato. Il gruppo pro-vita ogni giorno raccoglie da 50 a 200 feti da ospedali e cliniche della città, per dare loro una degna sistemazione. Un sacerdote spiega che ogni urna di centimetri 10 per 10 per 30 può contenere tra 50 e 70 feti abortiti. Nel santuario della cappella ci sono centinaia di queste urne di cemento.

Secondo il locale Centro città per la protezione della salute di madri e bambini e per la pianificazione familiare, ogni anno a Ho Chi Minh City ci sono oltre 100mila aborti e negli ultimi anni gli aborti sono stati più delle nascite. Ad esempio, nel 2003 ci sono stati 114.002 aborti e 112.426 nascite e nel 2004 gli aborti sono stati 108.193 e le nascite 107.314.

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