13/10/2009, 00.00
IRAQ
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Arcivescovo di Kirkuk: Da 1600 anni l'Iraq è un “Paese di martiri”

La diocesi ricorda il massacro dei cristiani del 409 d.C., in cui vennero decapitate centinaia di persone per la loro fede. In programma un digiuno per la pace, preghiere, messe e una conferenza. Mons. Sako: le persecuzioni non hanno interrotto “la storia e il cammino” dei cristiani, forti nello Spirito Santo e nell’Eucaristia.
Kirkuk (AsiaNews) – Da 1600 anni l’Iraq è “un Paese di martiri”, che trova nello “Spirito Santo e nell’Eucaristia” la forza di “testimoniare la fede” nonostante le persecuzioni. È quanto dichiara ad AsiaNews mons. Louis Sako, arcivescovo di Kirkuk, alla vigilia della settimana di celebrazioni per ricordare i 1600 anni dal massacro dei martiri irakeni. Una lunga serie passata e presente di violenze, che non hanno però interrotto “la storia sacra dei cristiani… e il loro cammino”.
 
Nel 409 d. C. centinaia di cristiani sono stati decapitati per la loro fede. “Fra loro – racconta mons. Sako – una vedova chiamata Scirin-Miskenta, con due figli, e il generale Tahmazgerd, che ha eseguito il decreto del re”, il quale aveva ordinato il massacro. “Vedendo la fede, la serenità e la fiducia della vedova – continua il prelato – Tahmzgerd si è convertito al cristianesimo” e per questo è stato “decapitato in seguito”. Verso il 470, per ricordare il massacro dei cristiani, il vescovo di Kirkuk Maruta “ha costruito un santuario” sulla collina in cui “sono stati sepolti i martiri”. La "chiesa Rossa", questo il nome dell’edificio, unisce cristiani e musulmani ed è oggi “il cimitero dei caldei”; le reliquie dei martiri, esposte sull’altare principale, sono da sempre meta di processioni dei fedeli.
 
Per celebrare l’anniversario del martirio, la diocesi ha organizzato una serie di eventi: domani, mercoledì, una giornata di digiuno per la pace; giovedì sono in programma gli inni dei martiri e una conferenza al Santuario, restaurato di recente; venerdì verrà celebrata la messa; sabato una recita, allestita dalla corale della cattedrale e della chiesa di San Giuseppe. All’insegna del motto “fedeli ai nostri padri nella fede”, i cristiani di Kirkuk vogliono “testimoniare la fede, l’amore, la fiducia e l’apertura”.
 
La storia delle violenze e delle persecuzioni contro i cristiani non è mai stata interrotta. Rapimenti, sequestri, omicidi mirati, famiglie in fuga sono la drammatica testimonianza di una “catena di martiri – sottolinea mons. Sako – che continua. Il nostro Paese è disseminato di santuari dei martiri che la gente visita senza sosta, è una spiritualità del martirio”. I cristiani trovano la forza di “rimanere fedeli” nello “Spirito Santo, ma anche nella liturgia, soprattutto l’Eucaristia”. “In ogni messa – aggiunge l’arcivescovo di Kirkuk – siamo chiamati a realizzare il sacrificio di Cristo nella nostra vita, secondo le sue parole: prendere, spezzare, dare… fate questo in memoria di me: sono la storia sacra dei cristiani… e il loro cammino”.  
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