Elezioni a Jakarta, i cattolici temono un “governatore islamico”
di Mathias Hariyadi
Domani i cittadini della capitale sceglieranno il nuovo governatore. Alla vigilia del voto, la Commissione per l’apostolato dei laici dell’arcidiocesi scrive una lettera avvertendo sui rischi di una vittoria dei candidati appoggiati dal PKS: “Si tratta di un partito che pur non dichiarandolo ha come mira l’introduzione della sharia e lo sradicamento dei principi base della Costituzione”.

Jakarta (AsiaNews) – Le imminenti elezioni per la carica di governatore a Jakarta preoccupano le minoranze etniche e religiose; nella possibile vittoria del partito Prosperous and Justice Party (PKS) vedono profilarsi l’erosione dei principi di unità nazionale e di laicità su cui si basa l’Indonesia e l’avvicinarsi dello Stato islamico. A lanciare l’allarme è la Commissione per l’apostolato dei laici dell’arcidiocesi della capitale; l’organismo, conosciuto anche con la sigla KAJ, ha pubblicato una lettera indirizzata agli abitanti della città, alla vigilia della consultazione popolare prevista per domani, 8 agosto.

Nel testo si avverte che il PKS, di ispirazione islamica, “pur non rivelando le sue intenzioni in modo aperto, sta portando avanti una politica mirante all’introduzione della sharia nel Paese”. Il KAJ mette in guardia da “gruppi e partiti musulmani della destra radicale che a livello nazionale chiedono l’applicazione della legge islamica” e in alcuni casi, a livello locale (come ad Aceh), è già stata applicata; si tratta di una “violazione politica” dei principi base della Costituzione stessa che si basa sul pluralismo.

La lettera prosegue spiegando che la chiusura di chiese domestiche e le violenze dell’Islamic Defender Front (FPI) contro alcuni locali notturni a Jakarta, vanno visti come “passi preliminari” per uno Stato islamico. “Il PKS – sottolinea Krissantono, presidente del KAJ –  dichiara di respingere ogni fondamentalismo, ma vi sono diversi motivi per ritenere che il suo obiettivo sia quello di operare un cambio radicale all’assetto laico dell’Indonesia moderna a favore di un’ipostazione religiosa, dove le norme siano dettate dalla morale islamica”.

Per evitare la graduale applicazione della sharia, Krissantono invita i cattolici di Jakarta a votare le formazioni politiche che “continuano a dichiarare fedeltà ai valori della Pancasila [i cinque principi guida del Paese, presenti nel preambolo della Costituzione ndr] e dell’unità nazionale”.

 Nelle elezioni locali a Jakarta domani corrono due coppie di candidati: da una parte l’ex Capo della polizia indonesiana Adang Daradjatun, musulmano, ed il suo vice, consigliere uscente a Jakarta, Dani Anwar; i due sono sostenuti dal PKS. Dall’altra l’attuale vice governatore Fauzi Bowo e Prijanto, generale dell’esercito, ora in pensione, appoggiati da oltre 20 formazioni politiche, tra cui il Golkar Party e l’Indonesian Democracy Party Struggle (PDIP). Anche il Partai Kebangkitan Bangsa (PKB), dell'ex presidente Abdurrahman Wahid, si è schierato con l’ultima coppia di candidati. “Questo è significativo – conclude Krissantono – per i nazionalisti e gli stessi partiti musulmani moderati, l’agenda politica del PKS è pericolosa”. Per cristiani e altre minoranze l’ipotesi di un governatore islamico nella  capitale fa temere “ulteriori ostacoli alla libertà di religione e nell’ottenimento di permessi per edificare chiese”.

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