Caritas: Asia del Sud ancora in ginocchio per le piogge
In un comunicato stampa emesso ieri, Caritas Internationalis fa il punto sulla situazione di India, Pakistan, Bangladesh e Nepal, ancora in piena emergenza dopo il passaggio dei monsoni. Oltre 1.800 vittime, numero destinato a salire.
Roma (AsiaNews) – Metà del Bangladesh, le regioni settentrionali dell’India, quasi tutto il Nepal ed alcune province del Pakistan “sono tuttora ridotte in ginocchio dalle terribili alluvioni delle scorse settimane. Temiamo che la situazione possa ancora peggiorare”. E’ il senso di un comunicato emesso ieri dalla Caritas Internationalis, che con le sue strutture a livello nazionale cerca di dare il massimo aiuto alle popolazioni colpite dalle piogge monsoniche che hanno sferzato nelle scorse settimane l’Asia del Sud.
 
Denis Baskey, direttore di Caritas Bangladesh, dice: “Sono ancora moltissime le famiglie lasciate a se stesse, che vivono sotto gli alberi dopo la distruzione delle loro case. Hanno bisogno di tutto, dal cibo ai medicinali. Sono disperate”.
 
Sono oltre 30 milioni gli sfollati totali a seguito del disastro, e più di un milione e mezzo vive sulla strada, senza alcun aiuto. Nel Bihar, regione del nord dell’ India, i cadaveri galleggiano ancora nei corsi d’acqua, mettendo a rischio la salute della popolazione. Il p. Varghese Mattamana, direttore di Caritas India, spiega: “I villaggi sembrano ormai isole in mezzo all’oceano. Non abbiamo barche per raggiungere gli sfollati, mentre aumentano le epidemie”.
 
In Nepal sono oltre 37mila le famiglie colpite dalle piogge. Il direttore della Caritas locale, p. Silas Bogati, dice ad AsiaNews: “A differenza dalle altre Caritas, noi siamo un’organizzazione giovane. Stiamo cercando però di fare del nostro meglio, focalizzati sui bisogni della popolazione. Distribuiamo cibo e medicinali, ma senza strade è complicato andare dove c’è bisogno”.
 
In totale, scrive ancora Caritas Internationalis, i monsoni hanno ucciso circa 1.800 persone. Ora le epidemie e le difficoltà di comunicazioni rischiano di far aumentare il numero di morti. Per questo, è stata lanciata fra i donatori una raccolta fondi, che dovrebbe raggiungere almeno i sei milioni di dollari per poter dare maggior aiuto agli sfollati.
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