Giovani tibetani in esilio: Alle Olimpiadi di Pechino faremo pubblicità per il Dalai Lama
di Nirmala Carvalho
Il responsabile di un movimento pro-tibet parla degli attriti tra Cina e Germania per l’incontro tra la Merkel e il Dalai Lama. Cercano il dialogo con la popolazione cinese, ma spesso Pechino lo impedisce. Per le Olimpiadi ci saranno proteste pubbliche.

New Delhi (AsiaNews) – La gioventù tibetana, frustrata dal puntuale boicottaggio di Pechino verso il Tibet e il Dalai Lama, stanno programmando manifestazioni e proteste in occasione delle Olimpiadi 2008 che si terranno nella capitale cinese. Lo ha detto ad AsiaNews Penpa Tsering, direttore esecutivo del Tibetan Parliamentary and Policy Research Centre, con base in India.

L'intellettuale tibetan i esilio fa notare che “le proteste del governo cinese per l’incontro del cancelliere tedesco [con il Dalai Lama] sono solo routine. La propaganda di Pechino contro il Tibet ci aiuta ad avere l’attenzione della comunità internazionale sulla causa tibetana. Si potrebbe dire che la Cina è il nostro migliore agente pubblicitario”.

 “Nonostante le sofferenze – prosegue – abbiamo imparato a vivere in pace per meglio combattere per la nostra causa. I tibetani rimangono calmi perché il Dalai Lama ci guida e stiamo dicendo alla popolazione cinese di agire in modo ragionevole e pragmatico, perché non sappiamo cosa succederà in futuro. Il movimento potrebbe prendere una via violenta e non sarebbe un bene né per i cinesi né per i tibetani”.

“Il Dalai Lama è un grande uomo di pace e abbiamo imparato che non dobbiamo soltanto biasimare i cinesi. La filosofia buddista insegna l’interdipendenza tra gli avvenimenti, ci sono molte cause e fattori che hanno portato a quanto avviene adesso”. “Negli ultimi 6 anni abbiamo avuto un dialogo con i cinesi che ha aiutato a una migliore comprensione reciproca, ma non è andato avanti. Da quando le autorità cinesi hanno ripreso a criticare sua santità il Dalai Lama nel maggio 2006, i giovani si sono agitati e non c’è stato più dialogo, e sempre più tibetani sono scesi in piazza”.

Ora c’è anche attesa per le Olimpiadi, considerate un’occasione “per portare la causa tibetana all’attenzione internazionale e farla conoscere”. Non ci sono prese di posizioni ufficiali del gruppo perché “il Dalai Lama ritiene che più la Cina si integrerà con le politiche mondiali, più diventerà responsabile, per cui è contrario a ogni iniziativa che isoli la Cina, in campo politico come sportivo”. Ma molti giovani si sentono frustrati e alcuni studenti, ad agosto, hanno esposto uno striscione di 27 metri quadrati sulla Grande muraglia, simbolo della Nazione cinese, con la scritta in inglese e cinese: Un mondo, un sogno, Tibet libero 2008”.

Per questa gente è fondamentale l’attenzione e il sostegno della comunità internazionale. Prima e durante le Olimpiadi prevede “molte altre proteste di organizzazioni private”.