Preoccupati i vescovi maroniti: “c’è disaccordo su tutto”
Oggi torna il segretario della Lega araba per una missione che appare estremamente difficile. L’iniziativa che tutti formalmente appoggiano rischia di non concretizzare neppure la prima tappa, ossia l’elezione di Sleiman a capo dello Stato.
Beirut (AsiaNews) – “La gente è in disaccordo su tutto” e “le istituzioni costituzionali sono bloccate”: in questo clima, così descritto ieri dai vescovi maroniti, torna a Beirut, oggi pomeriggio il segretario della Lega araba, Amr Moussa, nel tentativo che appare sempre più difficile, se non disperato, di trovare una soluzione alla crisi libanese.
 
La situazione, nell’immagine che ne hanno dato i vescovi maroniti al termine della loro riunione mensile, è molto, molto preoccupante. “Ci sono stati numerosi tentativi per paralizzare l’esercito e contrastare il ruolo della Chiesa. Ciò fa parte di un progetto che mira a svuotare il Libano e spinge i giovani ad emigrare”. “Impedire le decisioni al governo – hanno aggiunto – danneggia i cittadini ed i loro diritti”.
 
In questo quadro Moussa torna a Beirut. Ha già detto che riproporrà la cosiddetta iniziativa araba, la proposta, cioè, approvata in sede di Lega araba: eleggere il capo dell’esercito, Michel Sleiman, presidente della Repubblica, formare un governo di unità nazionale, elaborare una nuova legge elettorale.
 
Il progetto è stato formalmente approvato da maggioranza e opposizione. Quest’ultima però, a furia di “chiarimenti” e condizioni l’ha praticamente respinto. A partire dalla richiesta – che continua ad avanzare – di avere nel prossimo governo gli undici ministri che le permetterebbero di bloccare qualsiasi decisione dell’esecutivo. A nulla è servita la precisazione di Moussa che l’iniziativa non ammette maggioranza assoluta né “terzo di blocco”, perché nella crisi “non ci debbono essere né vincitori, né vinti”. “Non possiamo rinunciare al potere di veto”, ha ripetuto ieri sera Michel Aoun, fedele alleato dell’opposizione guidata da Hezbollah.
 
Lo stesso Aoun è poi tornato a ripetere di sentirsi un candidato alla presidenza ed a proporre di eleggere un presidente a durata limitata, solo un paio d’anni. L’idea, unita alla richiesta di Hezbollah di ulteriori indagini, e severe punizioni, per i militari coinvolti nei sanguinosi incidenti della settimana scorsa, sembra in realtà essere un siluro alla candidatura stessa di Sleiman. Che tutti continuano formalmente a sostenere. Perfino la Siria, secondo Moussa, ha dato segnali “incoraggianti”.
 
Ma per Samir Geagea, capo delle Forze libanesi, il vero interesse di Damasco è “bloccare tutto per impedire sbarrare la strada al tribunale internazionale”, che deve giudicare i responsabili dell’assassinio dell’ex premier Rafic Hariri e che chiamerebbe in causa proprio della Siria.
 
E proprio nel nome di Rafic Hariri, la maggioranza parlamentare libanese ha invitato ad una manifestazione per il 14 febbraio, terzo anniversario dell’attentato. La prima manifestazione contro quell’assassinio costrinse la Siria a ritirarsi dal Paese dei cedri; questa, alla fin fine, vorrebbe impedirne il ritorno, magari mascherato.
 
LIBANO_-Vescovi.jpg