Adorava una teiera, due anni di carcere per apostasia
Kamariah Ali inizia a scontare oggi la sua pena. Pur non dichiarandosi più musulmana, la donna è stata giudicata da un tribunale islamico. Era stata arrestata nel 2005 nella vasta operazione che ha smantellato la comune del “Regno del Cielo”, setta bandita dalle autorità.
Kuala Lumpur (AsiaNews) – Due anni di carcere per aver abbandonato l’islam e essersi unita ad una “setta” illegale. È la condanna emessa il mese scorso dall’Alta Corte islamica nello Stato malaysiano di Terengganu nei confronti di Kamariah Ali, e che inizierà a scontare da oggi. A pochi giorni dalle elezioni generali in Malaysia, il caso apre di nuovo il dibattito sul rispetto della libertà religiosa nel Paese, dove le due legislazioni – civile e religiosa – entrano sempre più spesso in conflitto.
 
Per i giudici, la donna è un’apostata. Kamariah, 57 anni, è stata arrestata nel luglio 2005 insieme ad altri 58 compagni per aver aderito alla piccola setta chiamata “Regno del Cielo”. Iniziata a metà degli anni '80, la comunità è cresciuta fuori dal controllo statale, finché nel 1998 i suoi seguaci non hanno messo in piedi una specie di parco giochi stile Disneyland - con edifici a forma di ombrello, barche decorate, colonne greco romane - al cui centro hanno posto una teiera gigante e un altrettanto grande vaso blu. Inizia così a fare proseliti tra gli abitanti dei villaggi e anche tra gli stranieri. I seguaci della “setta” adoravano una teiera, che simboleggia il riversarsi della pace e della benedizione dei Cieli sull'umanità. Nell’agosto 2005 fondamentalisti islamici hanno distrutto la loro divinità e le strutture dove si riunivano.
 
Già nel 1998 Kamariah aveva chiesto ad un tribunale civile di riconoscere la sua conversione. Nel 2004, però, la Corte federale aveva stabilito che il caso non era di sua competenza, rimandandolo al tribunale islamico, che dovrebbe giudicare le cause civili solo dei cittadini musulmani. Da anni le minoranze etniche e religiose nel Paese denunciano l’intrusione dei tribunali islamici anche nei casi che coinvolgono non musulmani. La Costituzione federale garantisce il diritto di cambiare la propria religione e l’art. 3 dichiara l’islam religione ufficiale del Paese. Il cittadino di etnia malay, quella di maggioranza, è però strettamente vincolato dalla definizione di “persona che professa l’islam”. Chi abiura perde i propri diritti civili, se la sua conversione non è stata accettata dai consigli religiosi musulmani. In pratica ai musulmani non è permesso convertirsi a un’altra religione, perché l’apostasia è considerata uno dei più gravi peccati dall’islam, punibile con la morte. I musulmani che “rinunciano” all’islam sono condannati a campi di rieducazione.