Tibet, migliaia di poliziotti per fermare la protesta dei monaci
Circa duemila agenti, in tenuta anti-sommossa, hanno lanciato gas lacrimogeni contro un gruppo di monaci che chiedeva la liberazione di alcuni confratelli. A New Delhi, le donne tibetane ricordano il massacro del 1959.
Lhasa (AsiaNews) – Circa duemila poliziotti cinesi hanno disperso ieri sera a colpi di manganelli e lancio di gas lacrimogeni una manifestazione di monaci tibetani, riuniti davanti ad una stazione di polizia per chiedere il rilascio dei loro confratelli arrestati il giorno prima a Lhasa. Lo riporta Radio Free Asia, che cita fonti locali.
 
Il gruppo di monaci, circa 600, ha manifestato per tutto il pomeriggio urlando “Liberate il nostro popolo” e “Vogliamo un Tibet libero”. Giunti davanti alla centrale di polizia, hanno chiesto la liberazione di decine di religiosi, fermati durante la manifestazione indetta lo scorso 10 marzo in memoria della ribellione anti-cinese del 1959. In risposta, sono usciti i poliziotti in assetto anti-sommossa, che hanno disperso con la forza i monaci: non è chiaro se siano stati effettuati altri arresti.
 
Nel frattempo, a New Delhi un gruppo di donne tibetane ha manifestato davanti all’ambasciata cinese per protestare “contro l’invasione del Tibet” e per ricordare le migliaia di donne morte durante la sollevazione del ’59. Gli agenti le hanno fermate mentre cercavano di entrare nel perimetro dell’ambasciata.
 
Il dr. Tsering, presidente dell’Associazione delle donne tibetane, dice ad AsiaNews: “Abbiamo voluto dimostrare che ricordiamo il sacrificio di chi ha combattuto per la nostra causa. Vogliamo ricordare il massacro di donne innocenti, per mano di soldati cinesi, proprio ora che la Cina ospita le Olimpiadi. Io sono unito a chi marcia per tornare a casa: il Tibet è vittima di un’aggressione che il mondo non deve ignorare”. (NC)