La festa buddista di Poson Poya all’insegna di pace e “non violenza”
di Melani Manel Perera
Le minoranze religiose del Paese auspicano che la ricorrenza buddista, invitando alla concordia nazionale, sia occasione di “dialogo e reciproca comprensione” fra etnie e fedi diverse. Sacerdote cattolico ribadisce il desiderio di “vivere come un’unica e grande famiglia”.

Colombo (AsiaNews) – Ieri, mercoledì 18 giugno, i buddisti dello Sri Lanka hanno celebrato la festa di Poson Poya, dedicata quest’anno alla pace e alla concordia nazionale; lo slogan, che inneggia alla “Non violenza”, è stato accolto con favore anche dai fedeli delle altre religioni, i quali auspicano che essa possa “guidare le menti della popolazione, affinché sia posta la parola fine ai conflitti nel Paese”.

La solennità di Poson Poya è strettamente legata alla cultura e alle tradizioni cingalesi: essa ricorda l’introduzione del buddismo nello Sri Lanka – che si fa risalire al 236 a. C. – grazie all’opera di evangelizzazione di Arahath Mahinda Thera, principe indiano figlio del re Asoka, e si celebra nell’area sacra di Mihintale, alla presenza delle autorità governative. Particolare valore assume il tema della festività scelto quest’anno, l’invito alla “Non violenza”, appoggiato anche dai fedeli delle minoranze religiose: “Apprezziamo il tema scelto – sottolinea p. M. Sathivel, prete anglicano – perché si rifà ai veri insegnamenti del Buddha: essi invitano alla comprensione reciproca e alla fratellanza universale e se i leader della nazione e i suoi abitanti capiscono questa esigenza, sarà possibile una convivenza pacifica e armoniosa fra le diverse etnie e fedi religiose”.

Un concetto ribadito anche dalla comunità cattolica che afferma la necessità di promuovere la “non violenza”: “Siamo contro la brutalità e la ferocia che caratterizzano alcune zone tuttora in guerra – confida ad AsiaNews p. Nandana Saparamadu, prete della diocesi di Colombo e attivista per i diritti umani – perché è impossibile risolvere conflitti e divergenze con l’uso della forza”. Egli auspica che la festa sia di buon auspicio per dirimere le controversie mediante una “negoziazione” che guardi al “bene comune, perché Tamil, musulmani e Sinhala vivano uniti come una grande famiglia”. Augurando ai buddisti una “felice festa di Poson” e la “pace per tutti”, le minoranze religiose sottolineano che è “intenzione comune che la celebrazione diventi una buona occasione per riportare l’armonia fra le diverse religioni e le differenti etnie, minate duramente dai recenti conflitti che hanno insanguinato il Paese”.    

 

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