Per le Olimpiadi è proibito protestare o parlare con giornalisti esteri
A Shanghai nuove rigide regole di “ordine pubblico”: in carcere chi le viola. Intanto il Comitato olimpico ammonisce Pechino a “separare sport e politica” dopo che a Lhasa le autorità hanno utilizzato la torcia per auspicare la “vittoria finale”sul Dalai Lama. Manca l’acqua per Pechino.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Dal 1° aprile a fine ottobre, è proibito ai dissidenti di Shanghai parlare con giornalisti esteri, lasciare la città, protestare o fare petizioni al governo. Intanto il Comitato olimpico internazionale (Cio) rimprovera la Cina per avere “politicizzato” il passaggio della torcia in Tibet.

L’avvocato dissidente Zheng Enchong e il Centro di informazione per diritti umani e democrazia spiegano che, secondo le nuove regole dell’Ufficio di pubblica sicurezza (Ups), chi fa petizioni sarà ammonito e riportato a Shanghai, la seconda volta andrà in carcere per almeno 10 giorni e se insiste lo attendono i lavori forzati del campo di rieducazione-tramite-lavoro. L’Ups spiega che ciò è necessario per “ragioni di ordine pubblico durante le Olimpiadi e per assicurarne il migliore svolgimento”. I dissidenti debbono anche presentarsi “volontariamente” alla polizia ogni settimana e riferire le loro attività e non partecipare ad assemblee in luoghi pubblici.

Intanto il 21 giugno, durante il passaggio della torcia a Lhasa, Zhang Qingli, capo del Partito comunista del Tibet, ha pronosticato che “la bandiera rossa con 5 stelle sventolerà sempre su questa terra” e che “possiamo sconfiggere in modo definitivo il complotto secessionista della cricca del Dalai Lama”.

Il Cio, in una rara protesta ufficiale presso il cinese Comitato organizzatore delle Olimpiadi (Bocog), ha “deplorato che dichiarazioni politiche siano state fatte nella cerimonia” per la torcia, ha “rammentato la necessità di separare sport e politica e ha chiesto di vigilare che ciò non accada più”. Grande imbarazzo a Pechino: il Bocog non ha rilasciato commenti mentre Liu Jiancho, portavoce del ministro degli Esteri, si è detta “non a conoscenza” della lettera del Cio.

Anche se la propaganda da anni pubblicizza “Olimpiadi verdi”, Pechino affronta una grave emergenza idrica. Secondo il gruppo ecologico canadese Probe International, per fornire l’acqua ai visitatori e per abbellire la città saranno sfruttate fonti già esauste. Oltre i due terzi dell’acqua di Pechino sono pompati da bacini sotterranei e dal 2004 sono attinti anche quelli profondi più di un chilometro considerati una riserva “d’emergenza”. Inoltre l’acqua è presa dall’Hebei tramite un canale gigantesco scavato per le Olimpiadi, ma la provincia soffre di siccità da anni e manca dell’acqua anche per le coltivazioni.