“Bloccati” i visti di ingresso “commerciali” per le città olimpiche
Panico tra gli imprenditori. Saranno possibili anche manifestazioni di protesta, ma solo se autorizzate e in luoghi precisi lontani dai siti olimpici. Il 2 agosto prova generale per i fuochi di artificio dell’inaugurazione, con alcune novità assolute.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Cinque delle sei città olimpiche, tra cui Pechino  e Shanghai, “bloccano” i visti di ingresso per ragioni commerciali, fino a dopo le Olimpiadi. La Commissione di Shanghai per il commercio e i rapporti economici esteri indica sul sito web la sospensione fino a metà settembre delle “lettere di invito” necessarie per chi ci si reca con finalità commerciali. Le autorità di Pechino, Qingdao, Shenyang e Qinhuangdao hanno imposto restrizioni analoghe, anche se potrà venire “chi deve siglare un contratto” già concordato. Panico tra gli imprenditori, che temono di restare esclusi per due mesi con grandi perdite economiche. Non li soddisfa la spiegazione ufficiale che si vogliono rendere i Giochi “più sicuri e ordinati” e lamentano “una grande incertezza” del governo, troppo timoroso. Nessun divieto invece per Tianjin, dove ci saranno alcuni incontri di calcio.

Intanto, in risposta alle critiche per la repressione del dissenso, Liu Shaowu, direttore per la sicurezza del Comitato organizzatore dei Giochi (Bocog), dice che “la legge cinese riconosce il diritto alle dimostrazioni pubbliche” e durante i Giochi sarà permesso fare proteste pubbliche: ma solo in tre popolari parchi pubblici (Beijing World nel distretto di Fengtai, Bambù purpureo a Haidian e Ritan in Chaoyang) e previa espressa autorizzazione delle autorità. Non ha spiegato la procedura per ottenere il permesso. La pubblica sicurezza vigilerà il rispetto di questi limiti e proprio oggi un editoriale del giornale ufficiale della Polizia armata del popolo, ammonisce i lettori che “forze occidentali anti-cinesi cercano l’occasione di disturbare i Giochi”; ma Meng Jianzhu, ministro della Sicurezza pubblica, assicura che le truppe sono pronte “a prevenire attentati e…. incidenti di massa”, quali dimostrazioni e proteste pubbliche.

Critica Zhang Xianling del gruppo Madri di Tiananmen (che riunisce genitori i cui figli sono stati uccisi dall’esercito nel 1989 durante le proteste in piazza Tiananmen), che parla di “semplice vetrina olimpica” e che nota che questi parchi sono molto lontani dai luoghi olimpici. Altri attivisti per i diritti notano che così, piuttosto che consentire le proteste, si potrà controllarle con facilità e giustificarne la repressione in ogni altra zona.

Le autorità sono molto attente agli aspetti formali: nella zona centrale di Pechino sono addirittura esposti manifesti che indicano ai residenti quello di cui “possono” e “non possono” parlare con turisti e atleti stranieri. Non è “educato” chiedere agli ospiti l’età, il salario, questioni sentimentali o di salute, parlare di politica o di religione o di esperienze personali. Altri manifesti indicano persino le espressioni verbali che è cortese evitare con gli atleti disabili.

Intanto il Bocog parla dei grandiosi fuochi d’artificio della cerimonia d’apertura l’8 agosto: centinaia di fuochi, lanciati in simultanea grazie a computer, formeranno nel cielo notturno i 5 anelli olimpici e altri disegni “ispirati agli ideali olimpici”. Sperando per una notte stellata e senza smog. Appuntamento al 2 agosto, per la prova di alcune “novità assolute”.

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