Sale la tensione nel Kashmir, 9 morti in due diversi attentati
Una bomba è esplosa in mezzo a un gruppo di lavoratori migranti a Srinagar. Secondo la polizia l’obiettivo era una squadra paramilitare di pattuglia, ma un testimone riferisce che ad essere presi di mira erano un gruppo di pellegrini indù. In un secondo attacco ucciso un ex leader dei mujahedin.

New Delhi (AsiaNews/Agenzie) – È di nove morti, fra cui donne e bambini, il bilancio della nuova ondata di violenze che questa mattina ha insanguinato il Kashmir. Il primo episodio a Srinagar, la città più importante della regione autonoma: una bomba è esplosa in mezzo a un gruppo di lavoratori migranti e alle loro famiglie, uccidendo cinque persone – compresi due bambini e una donna – e ferendone altre 24. Secondo fonti della polizia l’attentato è da imputare alle milizie fondamentalisti islamiche, che intendeva colpire una squadra delle truppe paramilitari presenti nella zona, ma le vittime sono tutte civili. Un testimone presente al momento dell’esplosione riferisce invece che i veri obiettivi dell’attentato erano gruppi di pellegrini indù, in attesa di salire sull’autobus che li avrebbe condotti al santuario di Amarnath.

Il secondo episodio è frutto di una esecuzione mirata che ha portato all’assassinio di un ex leader ribelle e tre suoi familiari: la moglie, una figlia e il nipote di appena quattro anni. Ghulam Hussain, un tempo figura di spicco del gruppo combattente dei mujahedin pro-Pakistan, è stato ucciso nel distretto di Doda, a circa 170 km a sud di Srinagar, capitale estiva del Kashmir.

La lotta fra Pakistan e India per il controllo della regione è iniziata nel 1989 e ha causato oltre 43mila morti. Nonostante il processo di pace avviato nel 2004, nelle ultime settimane sono ripresi con una certa frequenza gli episodi di violenza. Lunedì 21 luglio quattro persone, fra cui due civili sono caduti in due diverse imboscate. Ieri, invece, un dimostrante che aveva aderito a uno sciopero della fame si è suicidato ingerendo del veleno. K K Sharma, questo il nome dell’uomo, protestava contro la revoca della decisione di restituire alcune zone boschive al santuario indù di Amarnath.

Gli estremisti indù proseguiranno con manifestazioni a oltranza finché il governo del Kashmir non revocherà la decisione, mentre i leader della rivolta invitano “la popolazione di Jammu a violare il coprifuoco” e scendere in piazza.

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