Coppia indiana chiede l’aborto per disfunzioni cardiache del nascituro
di Nirmala Carvalho
La legge del Paese proibisce aborti dopo la 20esima settimana. Il feto, ormai alla 25esima, presenta problemi al cuore che richiederebbero l’inserimento di un pacemaker dopo il parto e successivi interventi chirurgici. Fermo “no” della Chiesa che difende il principio assoluto del “diritto alla vita”.

New Delhi (AsiaNews) – Una coppia di coniugi indiani, sostenuta dal medico curante, ha promosso una petizione per procedere all’aborto di un feto alla 25esima settimana, sebbene la legge del Paese – il Medical Termination of Pregnancy Act – non consenta interruzioni di gravidanza dopo la 20esima e solo “se la madre è in serio pericolo di vita”.

I genitori, la cui identità è mantenuta segreta, si sono rivolti alla Corte suprema indiana dopo aver scoperto che il figlio soffre di problemi cardiaci congeniti; essi godono del sostegno di un consulente medico legale, il dottor Nikhil Datar, che ha avviato la petizione citando l’art. 21 della Costituzione in materia di  “diritto fondamentale alla vita”.

Secondo l’opinione dei medici, i problemi riscontrati al cuore del piccolo richiederebbero subito un intervento chirurgico d’emergenza per l’applicazione di un pacemaker, la cui durata varia dai quattro ai cinque anni. Il nascituro dovrebbe quindi affrontare almeno cinque operazioni chirurgiche, una prospettiva che sembra comprometterne “la normale esistenza”. I dottori paventano anche il rischio di aborto spontaneo. La donna, appoggiata nella decisione dalla madre e dal marito, dice di voler abortire perché non sarebbe nemmeno in grado di "affrontare i costosi trattamenti medici necessari per garantire la sopravvivenza del bimbo".

“Ho preso in mano il caso solo dopo aver saputo dei problemi cardiaci del nascituro – afferma ad AsiaNews il dr. Datar – in seguito a una ecografia fatta dal ginecologo e in base alla quale si è capito che qualcosa non andava. Una volta approfonditi gli esami, si è giunti alla 23esima settimana e più il tempo passa, maggiori saranno gli ostacoli alla procedura di interruzione della gravidanza”. La coppia, secondo quanto riporta il medico, è intenzionata ad abortire e si è avvalsa “della mia consulenza in quanto esperto legale in materia". Egli auspica infine una modifica alla legge che regola le interruzioni di gravidanza, perché “tenga conto dei diritti di ciascuno in materia”. Una presa di posizione che sembra ammettere, in maniera implicita, che spetta alla donna la decisione ultima se tenere o meno un bambino.

Immediato l’intervento della Chiesa cattolica indiana, che ribadisce la propria contrarietà all’aborto e la difesa della vita in tutte le sue forme. “Il diritto alla vita – sottolinea il dottor Pascoal Carvalho, membro della Pontificia accademia per la vita – è un principio morale assoluto. L’ondata di relativismo che attraversa la società e che sembra autorizzare una selezione sulla nascite rivela un aspetto consumistico che nulla ha a che vedere con la nascita di un bambino”. Egli cita le parole di Papa Giovanni Paolo II, secondo il quale la “vita è sempre buona” e prevede conseguenze negative per la società civile se verrà estesa una pratica che consente “l’assassinio di un bambino, anche nel caso in cui presenti anomalie o disfunzioni” prima della nascita. "Se cambieremo l’attuale legge, un giorno potremmo pentircene amaramente”, conclude il dottor Carvalho.

 

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