Vescovi portano solidarietà ai fedeli di Thai Ha
di J.B. An Dang
Il vescovo di Haiphong denuncia la campagna di diffamazione contro i cattolici da parte della stampa governativa. In una lettera alle autorità, 82 sacerdoti della capitale chiedono di “non criminalizzare una disputa di natura civile” e di non usare “violente” misure di sicurezza.

Hanoi (AsiaNews) – Due vescovi e migliaia di cattolici, ieri, sono andati a portare la loro solidarietà  ai fedeli della parrocchia di Thai Ha, a Hanoi, partecipando a processioni e veglie di preghiera, per chiedere giustizia sulla proprietà dei terreni della chiesa. Al tempo stesso, 82 sacerdoti della capitale hanno scritto al governo chiedendo di “non criminalizzare una disputa di natura civile”, che oppone la parrocchia ad una ditta di confezioni, la Chien Thang Sewing Company.

Il vescovo di Haiphong Joseph Vu Van Thien, insieme a centinaia di cattolici della sua diocesi ha viaggiato cento chilometri per portare solidarietà ai pacifici manifestanti. “In questi giorni – ha detto – i servizi dei media hanno sconcertato e confuso cattolici e non cattolici. Ci sono stati così tanti servizi che hanno diffamato la reputazione e la dignità dei cattolici. Lasciateci pregare, così che tutti vedano come rispettate la verità e difendere la giustizia”.

In 3mila, lo stesso giorno sono venuti insieme con il vescovo Francis Nguyen Van Sang (nella foto) venuto da Thai Binh. “Vi porto – ha detto, dopo aver pregato – un rosario benedetto dal Papa stesso, nella speranza che la nostra Madre del perpetuo soccorso ci salvi dal pericolo e dal caos”. Rivolgendosi poi agli agenti di polizia presenti sul posto, “ai non cattolici ed ai non credenti – ha aggiunto – vi auguro un buon servizio e pace”. Le sue parole sono state ben accolte da numerosi agenti di polizia.

Quanto ai sacerdoti di Hanoi, nella loro lettera chiedono alle autorità di “non criminalizzare” e “non politicizzare la vicenda” e di “non prendere misure di sicurezza di natura violenta per risolvere le legittime richieste dei parrocchiani”.

Anche i sacerdoti chiedono poi di “non diffondere notizie a senso unico, distorto, diffamatorio insultante verso sacerdoti, religiosi e fedeli” e di “investigate e punire quegli individui e gruppi che hanno selvaggiamente assalito i fedeli mentre stavano pacificamente pregando” e di “non terrorizzare o discriminare studenti o impiegati pubblici cattolici”.

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