Estese per i giornalisti esteri le "libertà" accordate per le Olimpiadi
Potranno fare interviste e viaggiare “senza previa autorizzazione”, sebbene non è detto che sia allentato lo stretto controllo spesso operato. Le facilitazioni scadevano ieri. Ma non valgono per i media cinesi, mentre la stampa internazionale ricorda centinaia di intimidazioni e minacce.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – La Cina conferma alcune "libertà" della stampa estera accordate dal 1 gennaio 2007 in vista delle Olimpiadi e che scadevano ieri a mezzanotte. I giornalisti possono così proseguire, ad esempio, a fare interviste senza dover chiedere prima l’autorizzazione.

I media esteri possono anche proseguire a viaggiare per il Paese senza permesso, come era in precedenza. Ma non è chiaro se potranno farlo liberamente o solo sotto “la supervisione” di funzionari del ministero degli Esteri.

Prima di fare l’annuncio, Qin Gang, portavoce del ministro degli Esteri, ha “ribadito che il governo cinese continuerà le riforme e l’apertura e a dare il benvenuto ai giornalisti esteri”.

Soddisfazione tra la stampa estera, anche se sono stati ricordati casi in cui le autorità ne hanno impedito il lavoro: come il divieto di accesso in Tibet dopo le proteste di marzo o nel Sichuan tre settimane dopo il grave terremoto. Il Club dei corrispondenti stranieri in Cina (Fccc) ha compilato un elenco di almeno 336 casi in cui le autorità hanno “interferito” nelle interviste. Ci sono centinaia di rapporti di corrispondenti intimiditi o minacciati da funzionari.

Per questo Jocelyn Ford, dirigente del Fccc, ha espresso la “speranza che la Cina possa mettersi sempre più in linea con la migliore prassi internazionale”, anche assicurando maggiore rispetto per le interviste e cessando la sorveglianza sui reporter.

Più pessimista Li Datong, portavoce dei redattori cinesi, che ritiene “impossibile” che il governo rispetti questa liberalizzazione. “Non è questione se lo voglia o meno – ha osservato – è un trend storico”.

Le regole si applicano anche ai giornalisti di Hong Kong e Macao (e Taiwan, precisa Xinhua), ma non a quelli cinesi, che, quindi, rimangono del tutto sottoposti al rigido controllo e alla censura delle autorità.