Mafia e terrorismo su Bollywood ed il cinema indiano
La giovane attrice Devita arrestata insieme al capo del gruppo separatista Kanglei Yawol Kann Lup. È l’ennesimo caso che fa emergere i legami tra lo star system indiano e la criminalità. Il fenomeno, fino a pochi anni fa limitato alla capitale dell’industria cinematografica, sembra prendere piede anche in altre regioni dell’India.
Mumbai (AsiaNews/Agenzie) - La giovane attrice di cinema a casa del capo guerrigliero. Sembra un film, ma è la scena davanti a cui si è trovata la polizia indiana quando ha fatto irruzione in una stanza di albergo di New Delhi. Era il di rifugio di R. K. Raghunath, capo del Kanglei Yawol Kann Lup (Kykl),  gruppo separatista dello Stato indiano di Manipur al confine con il Myanmar. E con lui c’era Urikhinbam Devita: 24 anni, attrice di oltre 30 film, vincitrice di numerosi premi e giovane star dell’industria cinematografica di Manipur.
 
L’arresto è avvenuto il 16 giugno e ha riaperto il dibattito sui legami tra la criminalità ed il mondo del cinema in India. La vicenda di Devita e Raghunath è l’ennesimo caso in cui personaggi dello star system finisco sotto l’Unlawful Activities (Prevention) Act che persegue in nemici dello Stato. Il loro arresto è coinciso con la condanna di L. Surajkanta, un altro personaggio noto dell’industria cinematografica di Manipur, accusato di legami con il Kylk.
 
Commentatori e sociologi ora affermano che il “virus di Bollywood” rischia di estendersi nel Paese. Nella capitale del cinema indiano, che sforna oltre 900 film all’anno, i legami tra star e criminalità sono sulla bocca di tutti. “Sino all’11 settembre 2001 - ha scritto Manojit Mitra, opinionista  di alcuni quotidiani nazionali -  le celebrità di Bollywood non nascondevano le loro amicizie con latitanti ricercati dall’Interpol come Dawood Ibrahim e Chhota Shakeel, mostrandosi in pubblico con loro in party a Dubai o nell’area vip dello stadio di cricket di Sharjah, negli Emirati Arabi Uniti”. A cavallo tra il 2001 ed il 2002 alcuni produttori e attori di Bollywood erano stati al centro di una intricata vicenda giudiziaria che aveva messo sotto accusa tutta l’industria cinematografica accusata dall’opinione pubblica di essere in mano alla criminalità.
 
Con la guerra al terrore lanciata dagli Usa a livello planetario e gli attentati terroristici di Mumbai dello scorso anno, vicende simili non si sono più ripetute. Ma ora l’arresto di Devita, insieme ad altri fatti di cronaca e vicende giudiziarie marginali, fanno intendere che le connessioni tra il mondo del cinema e la criminalità non siano finite.
 
Attori e produttori di Bollywood hanno già ricevuto condanne per i loro rapporti con terroristi e noti mafiosi. Ed i legami tra criminalità e cinema non si fermano ai rapporti personali. Dalle inchieste svolte nell’ultimo decennio emergono accuse e condanne per racket, tangenti, riciclaggio di denaro, intimidazioni ed anche omicidi che vedono coinvolte star del cinema con malavitosi e terroristi responsabili anche di attentati con centinaia di morti.
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