Gli Ulema ordinano ai rapitori il rilascio di p. Sinnott
di Santosh Digal
Per i leader islamici il rapimento del sacerdote irlandese è “un atto contrario ai principi dell’islam” e invitano i media a non strumentalizzare la religione musulmana.

Manila (AsiaNews) –  La Conferenza degli ulema filippini (Nucp) lancia un appello per il rilascio immediato di p. Michael Sinnott, rapito a Pagadian (Mindanao) lo scorso 10 ottobre, e definisce l’atto “contrario ai principi di islam, cristianesimo e altre religioni”. I leader religiosi denunciano pure la strumentalizzazione dell’islam fatta dai media “utile solo per dividere i musulmani dai loro fratelli cristiani”. L’esercito accusa il Milf (Moro Islamic Liberation Front) di avere organizzato il rapimento. Il Milf rifiuta le accuse e a riprova, ieri ha annunciato di avere iniziato le operazioni di ricerca del sacerdote nell’area di Sultan Naga Dimaporo (Lanao del norte). A oggi nessun gruppo ha rivendicato il rapimento.  

P. Eliseo Mercado, missionario degli Oblati di Maria Immacolata esperto di Islam, afferma: “Tutta la popolazione di Mindanao condanna i rapimenti. La tragedia è che essi sono spesso considerati di matrice religiosa. Qui nessuno uccide e rapisce in nome di Dio”.  Il sacerdote dichiara che “i rapimenti sono un business molto remunerativo in un periodo di crisi”. Il prezzo del riscatto varia da 14mila a 200mila euro per i filippini, e può giungere fino a 3 milioni di euro per gli stranieri. Per il loro ruolo i sacerdoti stranieri attivi nel Mindanao sono uno dei principali obiettivi dei gruppi criminali.  

Negli ultimi anni 13 missionari stranieri sono stati rapiti o uccisi. P. Sinnott è il terzo sacerdote di origine irlandese a subire un sequestro. Nel 1997 p. Des Hartford è rapito da un gruppo di ribelli islamici e liberato dopo 12 giorni di prigionia. Pochi anni dopo nel 2001 un altro missionario, p. Rufus Hally di Waterford  è ucciso durante un tentativo di rapimento.    

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