Netrokona, banda armata assalta un attivista cattolico e sua moglie
di William Gomes
Sanjeeb Drong, impegnato nella tutela dei diritti delle comunità indigene, e la moglie Mitali Chisim hanno riportato ferite. L’attacco pare legato ai festeggiamenti per i 100 anni di vita della chiesa di San Giuseppe. Organizzazioni per i diritti umani e leader cristiani condannano le violenze e chiedono sicurezza.
Dhaka (AsiaNews) – Una banda armata di teppisti ha assaltato un attivista cattolico, leader di un’associazione che si batte per i diritti delle comunità indigene. Il fatto è avvenuto il 22 gennaio scorso a Netrokona, distretto del Bangladesh centrale, 173 km dalla capitale Dhaka. Sanjeeb Drong e la moglie Mitali Chisim stavano rientrando a casa, quando un gruppo di otto persone li ha attaccati. Solo l’intervento del vescovo e di alcuni fedeli ha sventato il tentativo di assalto, che pare legato ai festeggiamenti per i 100 anni di una locale comunità cattolica.
 
“La Madonna mi ha salvato la vita” racconta Sanjeeb Drong (nella foto), “ma sia io che mia moglie abbiamo riportato serie ferite. Ho paura”. L’attivista cattolico è originario del nord e ricopre la carica di segretario generale del Forum delle popolazioni indigene del Bangladesh, un organismo nazionale che comprende 45 comunità del Paese.
 
“Un gruppo formato da sette o otto teppisti – spiega l’uomo – ci ha attaccato nei pressi del Rashmani Memorial, mentre tornavamo a casa dopo aver partecipato a un incontro a Birishiri. Si discutevano i lavori di preparazione per i 100 anni della chiesa di San Giuseppe” i cui festeggiamenti sono in programma dal 12 al 14 febbraio prossimo. Egli ricorda ancora i drammatici momenti dell’assalto: il gruppo li ha fatti cadere dalla moto e ha iniziato a colpire in maniera selvaggia, con canne e a mani nude. “Mi picchiavano come un cane – continua – ma io e mia moglie siamo riusciti a scappare, trovando rifugio in un’abitazione nelle vicinanze”.
 
La banda di teppisti ha seguito la coppia, ma l’intervento di un gruppo di residenti – accompagnati dal vescovo e da un sacerdote locale – ha fatto desistere gli assalitori che sono fuggiti. Mons. Paul Ponen Kubi, vescovo di Mymensingh, conferma di essere intervenuto in aiuto dell’attivista cattolico, ma non vuole commentare l’accaduto. P. Simon Hacha, parroco della chiesa di San Giuseppe, riferisce di aver visto l’uomo “sanguinare e lo abbiamo portato in parrocchia per i medicare le ferite”.
 
Il sacerdote testimonia “lo shock dei fedeli” per l’attacco subito alla vigilia delle celebrazioni per i 100 anni di vita della locale comunità cattolica. “Siamo confusi – aggiunge – e temiamo nuovi assalti durante i festeggiamenti: vogliamo sicurezza”.
 
Sanjeeb Drong ha sporto denuncia e la polizia ha aperto un’inchiesta, ma al momento non vi è traccia degli assalitori. Intanto diverse organizzazioni per i diritti umani, attivisti studenteschi e leader cristiani condannano senza mezzi termini l’attacco e chiedono punizioni esemplari per gli assalitori, ma soprattutto di “garantire la sicurezza in vista del giubileo della chiesa di San Giuseppe”.
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