Bangkok: offensiva finale dell'esercito contro i manifestanti, un morto e 12 feriti
I militari vogliono sgombrare l’area occupata dalle "camicie rosse". Tre giornalisti feriti negli scontri. I dimostranti hanno incendiato autobus e gomme, distrutto due mezzi blindati. È in coma l’ex ufficiale dell’esercito, alleato con gli oppositori, colpito alla testa da un cecchino. Direttore di Achr condanna governo thai per le violenze.
Bangkok (AsiaNews) – L’esercito ha lanciato l’offensiva finale contro le “camicie rosse”, i manifestanti antigovernativi asserragliati nel distretto finanziario di Bangkok. I militari – su ordine del governo – avanzano per sgomberare l’area occupata. Dal tardo pomeriggio di ieri la capitale è teatro di una “guerra civile” che finora ha causato un morto e almeno 12 feriti. Al momento non si hanno conferme di una seconda vittima. Colpiti anche tre giornalisti, tra cui un reporter di France 24 di origine canadese. Intanto è appesa a un filo la vita dell’ex ufficiale dell’esercito Khattiya Sawasdipol, soprannominato il “Comandante rosso”, colpito ieri da una pallottola alla testa esplosa da un cecchino.
 
I soldati governativi hanno aperto il fuoco contro le “camicie rosse” – vicine all’ex premier in esilio Thaksin Shinawatra – all’altezza di un incrocio che conduce alla zona occupata dai manifestanti. Nelle sparatorie sono rimasti feriti tre giornalisti, tra cui Nelson Rand, di France 24, colpito ad una gamba da una pallottola, e un fotografo di nazionalità thai. Il bilancio provvisorio degli scontri – divampati nel tardo pomeriggio di ieri – è di un morto fra i manifestanti anti-governativi (colpito in pieno volto da un proiettile) e almeno 12 feriti.
 
Esperti di politica thai riferiscono di una possibile spaccatura tra le forze di polizia – legate a Thaksin e al partito di opposizione “rosso” United Front for Democracy against Dictatorship (UDD) – e l’esercito, fedele al governo. Le divisioni potrebbero acuire lo scontro, che pare destinato a trascinare il Paese in una guerra civile. Questa mattina testimoni locali, citati dall’agenzia Reuters, affermano di aver visto “un poliziotto che ha sparato alcuni colpi di arma da fuoco contro i soldati thailandesi”. Un corrispondente della CNN aggiunge che vi sarebbe una seconda vittima nei pressi di Rama IV, una zona a sud del presidio delle “camicie rosse”; la notizia, al momento, non ha trovato conferme ufficiali.
 
Durante la ritirata, i manifestanti hanno appiccato incendi agli autobus, moto e cumuli di gomme. Le “camicie rosse” hanno anche catturato e distrutto due automezzi militari nei pressi del mercato di Bangkok. Allo stesso tempo si conosce che diversi capi della rivolta stanno abbandonando le barricate forse perchè rifiutano quella che sembra una posizione dura e intransigente dei "rossi".
 
La crisi politica, iniziata nel marzo scorso con l’occupazione delle strade di Bangkok dei manifestanti antigovernativi, ha causato sinora almeno 30 morti e oltre mille feriti. Gli investitori stranieri hanno abbandonato il Paese e il settore del turismo affronta una crisi che rischia di affossare l’economia nazionale. Anche oggi gli indici di borsa registrano il segno meno, con una perdita attorno all’1,2%.
 
Intanto è ancora ignota l’identità del cecchino che, ieri sera, ha colpito alla testa l’ex ufficiale dell’esercito thai Khattiya Sawasdipol, soprannominato il “Comandante rosso”. Il militare, alleatosi con i manifestanti anti-governativi, era addetto alla sicurezza dell’area occupata dalle “camicie rosse”. Il militare è stato trasportato d’urgenza in ospedale e lotta fra la vita e la morte. Di recente il governo lo ha bollato come “terrorista”, per un presunto coinvolgimento nelle dozzine di attacchi contro obiettivi sensibili, in cui sono rimaste ferite oltre 100 persone.
 
Il “Comandante rosso”, in coma profondo, è stato colpito durante un’intervista con il corrispondente del New York Times Thomas Fuller. Raggiunto dalla Bbc, il reporter ha raccontato che l’ufficiale “è caduto subito a terra, gli occhi erano sbarrati ma privi di espressività, il suo corpo era pietrificato”. Un portavoce delle “camicie rosse” accusa l’esercito per il tentato omicidio; tuttavia i militari rispondono che i soldati hanno l’ordine di aprire il fuoco solo per legittima difesa.
 
La guerra civile scatenata fra le strade di Bangkok preoccupa attivisti e Ong di tutto il continente. L’ Asian Centre for Human Rights (Achr) parla di una “catastrofe imminente” contro le “camicie rosse” a Bangkok e condanna “la violazione del diritto alla vita dei manifestanti e la totale negazione della libertà di espressione” attuata dal governo thai.
 
Interpellato da AsiaNews Suhas Chakma, direttore di Achr, sottolinea che l’attacco a Khattiya Sawasdipol è “un chiaro segnale dell’intenzione del governo di eliminare i leader della protesta”. Egli aggiunge che il “Comandante rosso stava solo concedendo un’intervista” e non costituiva alcuna minaccia, tuttavia “gli hanno sparato alla testa”. Desta timore, commenta l’attivista, l’uso di munizioni vere da parte dell’esercito e “chiediamo l’istituzione di una commissione di inchiesta sugli omicidi avvenuti il 10 aprile scorso”. “Le camicie rosse domandano giustizia – conclude il direttore di Achr – ma il governo non ha alcun interesse a garantire giustizia alle vittime”.
 
(Ha collaborato Nirmala Carvalho)
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