Continuano le violenze fra kirghizi e uzbeki: 49 morti e centinaia di feriti
Gruppi di giovani di etnia kirghiza raggiungono la città di Osh, roccaforte dell’ex presidente Bakiyev, armati di pistole, spranghe e bastoni, e si scontrano con gli etnici uzbeki e la polizia. Incendiate auto e abitazioni. Migliaia di persone in fuga verso il confine con l’Uzbekistan. Il governo chiede alla Russia l'invio di truppe per fermare gli scontri.

Bishkek (AsiaNews/Agenzie) – Sale a 49 morti e 650 feriti il bilancio degli scontri etnici tra  popolazione kirghiza, polizia e minoranza uzbeka iniziati ieri a Osh nel sud del Kirghizistan. Secondo fonti della polizia ad aumentare le violenze sono i gruppi di giovani di etnia kirghiza che in queste ore hanno raggiunto la città da altre parti del Paese armati di pistole, spranghe e bastoni. Essi hanno incendiato auto e abitazioni e ingaggiato scontri con le forze dell’ordine e la popolazione di etnia uzbeka. Oggi il governo ad interim ha chiesto alla Russia l’invio di truppe per poter porre fine agli scontri.

Le cause delle violenze sono ancora sconosciute. Osh è la seconda città del Paese e ospita una numerosa comunità uzbeka che da sempre sostiene l’ex presidente Kurmanbek Bakiyev deposto lo scorso 15 aprile.

“La situazione nella regione di Osh è ormai fuori controllo – afferma la presidente Roza Otunbayeva– tutti i tentativi di dialogo sono falliti e scontri e violenze continuano ad aumentare". “Abbiamo bisogno – continua – del supporto di forze esterne per poter fermare gli scontri”. Da ieri l’esercito presidia la città, dove resta lo stato di emergenza. Intanto migliaia di persone stanno fuggendo in queste ore verso il confine con l’Uzbekistan.

La rivolta è la peggiore dopo le violenze che nell’aprile scorso hanno determinato la cacciata dell’ex presidente.

 

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