Il Giappone accresce il suo spazio aereo a spese di Taiwan
Da anni c’è contestazione sui rispettivi spazi aerei. Ora Tokyo decide da solo di accrescere la zona del suo controllo. Proteste di Taipei. Esperti: la decisione segue il riavvicinamento di Taiwan a Pechino, con cui Tokyo compete per territori e ricchezze.

Tokyo (AsiaNews/Agenzie) – Il Giappone ha esteso la sua Air Defense Identification Zone (Adiz), lo spazio che gli aerei di altri Stati non possono sorvolare senza farsi identificare, vicino a Taiwan nel Mar Cinese Orientale, senza prima consultarsi con Taipei. Ferma protesta del governo taiwanese, che denuncia un “problema di sovranità nazionale”. Esperti parlano di mossa preventiva di Tokyo quale reazione al riavvicinamento di Taiwan a Pechino.

Il confine usuale tra gli spazi aerei di Giappone e Taiwan è la piccola isola Yonaguni, l’isola più occidentale del Giappone ad appena 180 chilometri dalle coste taiwanesi. Durante la II Guerra Mondiale gli Usa stabilirono che lo spazio aereo sopra l’isola era per due terzi di Taiwan e per  un terzo nipponico. Il 26 giugno Tokyo ha spostato la sua zona 22 km a ovest.

Analisti osservano che il Giappone può avere ragione a chiedere che il confine non passi sopra la sua isola, bensì in un punto intermedio tra i due territori, ma che questa decisione unilaterale appare piuttosto una reazione al riavvicinamento di Taiwan a Pechino. Da sempre Tokyo e Pechino sono rivali nel Mar Cinese Orientale e tuttora sono discussi i rispettivi confini. La zona è ricca di giacimenti di gas e petrolio e molto pescosa e ha grande importanza strategica.

Dagli anni ’80 Pechino sfrutta i ricchi giacimenti di gas nella depressione Xihu, che rifornisce Shanghai per usi domestici e industriali. Il Giappone protesta che la Cina gli sta “rubando” risorse che ricadono nel suo territorio.

Pure contesa è la zona vicino Okinotorishima, isola giapponese 1.700 km a sud di Tokyo. Pechino considera l’isola come una semplice roccia non adatta alla vita umana e navi militari cinesi sono apparse nella zona almeno 3 volte negli ultimi 18 mesi. L’isola è ritenuta avere risorse sotterranee, ma, soprattutto, si trova a metà tra Taiwan e Guam, dove ha sede un’importante base militare Usa.

Il Giappone controlla le Isole Diaoyu (chiamate Senkaku dai giapponesi), rivendicate da Pechino, che hanno giacimenti stimati tra 3 e 7 miliardi di tonnellate di petrolio e permettono una pesca annuale di 150mila tonnellate. Per la loro posizione hanno anche grande importanza militare. La marina giapponese pattuglia la zona ogni giorno e sulle vicine isole Miyko e Kume postazioni radar controllano l’area circostante le Diaoyu. Ma anche navi e aerei cinesi si fanno vedere.

Il controllo sull’intera isola di Yonaguni permetterebbe a Tokyo un miglior controllo delle Isole Diaoyu e di altre aree contese.

Esperti osservano che la questione tra Giappone e Taiwan non è nuova ma che finora le parti avevano tollerato la situazione di fatto. Solo dopo il recente riavvicinamento tra Taipei e Pechino, iniziale ma significativo dopo decenni di totale chiusura, Tokyo ha cambiato la situazione. Suscitando le accese proteste del governo di Ma Ying-jeou, anche se – dicono esperti – forse Taiwan si preoccupa non tanto della sua situazione strategica o della reazione dell’opinione pubblica, quanto di non farsi vedere da Pechino troppo arrendevole. Proprio per questo l’opposizione taiwanese ha invece commentato che la politica filocinese di Ma non solo allontana Taiwan da Washington e Tokyo ma vuole utilizzare la questione dell’Adiz per suscitare sentimenti antigiapponesi per soddisfare Pechino.

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