Cattolici vietnamiti nella società comunista, tra aperture e discriminazioni
di J.B. Vu
Mentre il governo stringe i rapporti con la Santa Sede, i cattolici vietnamiti lavorano insieme con i concittadini comunisti per il bene del Paese. Ma la Chiesa subisce ancora discriminazioni che limitano l’efficacia della sua missione. Vicepresidente del Consiglio dei vescovi:“Tra la popolazione vi sono ancora molti conflitti interni, ma possiamo riuscire a superarli con la comprensione reciproca, mirando a costruire insieme il futuro del Paese”.

Ho Chi Minh City (AsiaNews) – Oltre sei milioni di cattolici vietnamiti cercano oggi di lavorare insieme alla popolazione comunista per la costruzione della società e del Paese, dopo secoli di repressione e violenze. Ma la Chiesa subisce ancora discriminazioni e limitazioni soprattutto in campi come istruzione, sanità e attività sociali, nonostante le rassicurazioni dell’attuale governo in materia di libertà religiosa.   

Mons. Joseph Nguyen Chi Linh, vescovo di Thanh Hoa e vicepresidente del Consiglio dei vescovi del Vietnam, afferma: “I cattolici vivono  e condividono la loro vita con la popolazione comunista e mossi dalla Buona novella e dall’amore per il Paese cercano sempre un modo per ridurre le tensioni”. “Tra la popolazione – aggiunge – vi sono ancora molti conflitti interni, dovuti alla differenza delle ideologie e dei punti di vista politici, ma possiamo riuscire a superarli con la comprensione reciproca, mirando a costruire insieme il futuro del Paese”.   

“I fedeli – continua -  dicono che se continuano a esserci conflitti la vita sarà ancora più difficile. Quindi abbiamo bisogno di capirci l’un l'altro sempre di più, superando gli ostacoli ai rapporti di entrambe le parti che noi stessi abbiamo contribuito a provocare”.

Lo scorso 28 giugno a Roma, Vaticano e governo hanno raggiunto un accordo per la nomina di un rappresentante papale per il Vietnam. La decisione è stata vista come una nuova possibilità per l’incremento della libertà religiosa nel Paese, soprattutto nella partecipazione della Chiesa allo sviluppo della società vietnamita in campo spirituale, educativo e sanitario.

La decisione ha ricevuto i consensi dei cattolici vietnamiti, ma ha anche creato polemiche. Il rappresentante papale non risiederà in Vietnam, ma in un Paese terzo. Alcuni dei 26 vescovi del Vietnam affermano che essi non hanno avuto voce nell’incontro tra Santa Sede e governo di Hanoi. Secondo alcuni fedeli la scelta indebolisce il peso della Conferenza episcopale vietnamita e impedisce al Vaticano di ascoltare la vera voce dei fedeli che vivono all’interno della società.

 

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