Preah Vihear, nuove tensioni tra Bangkok e Phnom Penh
di Weena Kowitwanij
Nei prossimi giorni alla conferenza dell’Unesco, il governo cambogiano presenterà il piano di gestione del tempio inserito tra i beni patrimonio dell’umanità, anche se Bangkok considera il sito dentro i suoi confini. Ieri oltre mille attivisti thai hanno manifestato davanti alla sede Unesco di Bangkok per contestare la decisione. Premier thai:“L’iscrizione del tempio rischia di trasformare un’area di turismo in un teatro di guerra".

Bangkok (AsiaNews) –  Continua la disputa tra Thailandia e Cambogia sulla proprietà del tempio di Preah Vihear. Ieri, oltre 1000 persone si sono radunate davanti alla sede dell’Unesco di Bangkok per contestare l’inserimento del tempio tra i beni della Cambogia patrimonio mondiale dell’umanità. Nei prossimi giorni alla conferenza dell’Unesco, il governo cambogiano presenterà il piano di gestione del tempio, anche se il governo thai considera il sito all'interno del suo territorio.  

La disputa sui confini tra Bangkok e Phnom Penh è in corso dal 1962, quando la Corte internazionale attribuisce alla Cambogia il controllo delle rovine del tempio indù di Preah Vihear. La zona dove sorge il tempio è considerata territorio cambogiano, ma è circondata da scoscesi dirupi coperti di giungla che la Thailandia considera suoi. Inoltre per la morfologia del territorio il sito è impossibile da raggiungere passando dalla Cambogia. Dopo anni di trattative, la disputa si è riaccesa nel 2008, quando l’Unesco ha deciso di trasformare il tempio in patrimonio mondiale dell’umanità, imponendo alla Thailandia di consentirne l’accesso attraverso i suoi confini. In questi anni sono avvenuti diversi scontri tra i due eserciti dislocati nei pressi del sito. L’ultimo risale all’aprile 2009 ed è costato la vita a quattro soldati thai.

Maj. Gen. Srimuang, leader della People Alliance for Democracy (Pad), dice che lo studio utilizzato per inserire il tempio all’interno del confine cambogiano è stato fatto solo da esperti francesi e non è mai stato approvato dalla Thailandia. Srimuang critica la posizione del governo thai accusato di non fare abbastanza pressioni sull’Unesco per risolvere la situazione e invita il governo a boicottare la conferenza. “Anche se è prevista la presenza di delegati thai alla conferenza dell’Unesco, nella loro agenda non c’è nessun riferimento al caso del tempio”. “Se l'Unesco – aggiunge - attribuirà alla Cambogia il sito, questo sarà solo a svantaggio della Thailandia”.

Ieri, il primo ministro thai, Abhisit Vejjajiva, ha assicurato che i delegati alla conferenza proteggeranno i diritti e gli interessi della  Thailandia. "Il Comitato per il Patrimonio Mondiale – ha affermato - non dovrebbe prendere in considerazione questo piano fino a quando Thailandia e Cambogia non avranno concordato la linea di demarcazione tra i loro confini". "L’Onu e le sue agenzie di riferimento – ha aggiunto - sono stati istituiti per promuovere la pace. L’Unesco deve rivedere l’iscrizione del tempio nel patrimonio mondiale dell'umanità, perché rischia di trasformare un’area di turismo in un teatro di guerra".   

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