Kim Jong-il in Cina scambia il disarmo con il potere
Il dittatore ha visitato per la seconda volta in meno di tre mesi la Cina, suo unico partner internazionale, e annuncia di voler tornare al tavolo dei colloqui a 6 sul disarmo atomico. Gli analisti: “Ha scambiato il programma nucleare con la perpetuazione della propria dinastia”.

Pechino (AsiaNews) - Dopo cinque giorni di silenzio assoluto, i governi di Pechino e Pyongyang hanno confermato che il leader nordcoreano Kim Jong-il ha visitato nei giorni scorsi la Cina, dove ha detto al presidente Hu Jintao di essere favorevole alla “denuclearizzazione della penisola coreana”, un’espressione che implica la rinuncia di Pyongyang alle sue armi nucleari ed il rilancio dei negoziati con la comunità internazionale.

La televisione di Stato cinese Cctv ha dedicato un lungo servizio ieri all’incontro tra i due leader, avvenuto a Changchun (nel nordest della Cina). Le telecamere hanno inquadrato a lungo Kim Jong-il e gli altri membri della delegazione nordcoreana, tra i quali non è stato però possibile individuare Kim Jong-un, il terzo figlio e successore designato del leader. La presenza del giovane Kim nella delegazione è stata annunciata da fonti sudcoreane, che giustificano il viaggio del dittatore proprio con il desiderio di “presentare” a Pechino il proprio erede.

Secondo la Xinhua, agenzia di stampa del governo cinese, Kim ha sostenuto che “la Corea del Nord non ha ritirato il proprio sostegno alla denuclearizzazione della penisola”. Il leader nordcoreano ha aggiunto che intende “mantenere una stretta comunicazione e collaborazione con la Cina per una rapida ripresa dei colloqui a sei e per eliminare la tensione nella penisola coreana”. I colloqui a sei sul disarmo di Pyongyang, ai quali prendono parte le due Coree, la Cina, gli Usa, il Giappone e la Russia, sono bloccati dalla fine del 2008.

L’ipotesi che il problema della successione a Kim Jong-il, che ha 68 anni e non gode di buona salute, sia stato al centro della visita è rafforzata dall’itinerario seguito dalla delegazione nordcoreana che ha visitato, oltre a Changchun, le città di Jilin e di Harbin, sempre nel nordest del paese. Tutte le località sono infatti legate all’attività di guerrigliero anti-giapponese svolta in Cina da Kim Il-sung, padre di Kim Jong-il e fondatore della dinastia che da sei decenni governa la Corea del Nord.

La seconda visita di Kim in Cina in meno di tre mesi è iniziata mentre si trovava a Pyongyang l’ex-presidente americano Jimmy Carter. Carter ha ottenuto la liberazione del cittadino americano Aijalon Mahli Gomes, che era in prigione da gennaio per essere entrato illegalmente in Corea del Nord. L’assenza di Kim Jong-il dal proprio Paese è stata vista come un messaggio agli Usa: Pyongyang sarebbe infatti estremamente scontenta delle sanzioni economiche impostegli da Washington e dell’inasprirsi della tensione nella regione seguita all'affondamento, in marzo, della nave sudcoreana Cheonan.