Corea, Berlino insegnerà a Seoul come si riunifica un Paese
di Joseph Yun Li-sun
Un memorandum d’intesa firmato fra i due governi ufficializza la decisione: la Germania fornirà la consulenza necessaria alla possibile riunificazione della penisola coreana. I problemi sono enormi, sia economici che sociali. Da un decennio, anche la Chiesa è impegnata nel campo.

Seoul (AsiaNews) – In caso di riunificazione della penisola coreana la Germania fornirà una consulenza ufficiale al governo del Sud, per aiutarlo a gestire la crisi economica del Nord e i milioni di profughi che si riverserebbero al di là del confine. Lo ha annunciato lo stesso governo tedesco dopo la firma di un memorandum d’intesa fra il Sottosegretario all’Interno di Berlino, Cristoph Bergner, e il vice ministro sudcoreano per le questioni inerenti la riunificazione Chun Sig Kim.

Le due parti istituiranno un comitato che stabilisca se e come il modello di riunificazione messo in atto dalla Germania all’inizio degli anni Novanta possa essere applicato in Corea. “Sappiamo che ogni Paese ha le sue specifiche condizioni politiche e le sue peculiarità - ha spiegato Bergner - ma siamo pronti a condividere la nostra esperienza sulla soluzione della questione tedesca e sulla ricostruzione della Germania dell’Est”.

La penisola coreana è divisa in due dal 1948, quando nacquero a nord del 38° parallelo la Repubblica popolare democratica di Corea, di orientamento comunista, e a sud la Repubblica di Corea, con un sistema presidenziale e un governo vicino agli Stati Uniti. Nel 1950, il tentativo del nord di invadere il sud provocò l'entrata nel conflitto degli americani, a capo di una coalizione autorizzata dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu (all'epoca boicottato dai sovietici). L’improvvisa entrata in guerra della Cina a fianco della Corea del Nord finì però per creare uno stallo che condusse alla fine delle ostilità nel 1953, lasciando le due Coree agli stessi confini del 1948.

Attualmente, le autorità del Sud guardano con preoccupazione a una possibile riunificazione: a differenza della situazione tedesca, infatti, lo squilibrio fra le due nazioni è enorme. Non si tratta soltanto di una questione valutaria o di un’economia in crisi, ma di un vero e proprio confronto fra una nazione del mondo industrializzato e una da terzo mondo, abitata tra l’altro da 22 milioni di persone.

Anche la Chiesa cattolica coreana ha ben presente i problemi inerenti alla fine del regime di Pyongyang. Da almeno un decennio, sotto la spinta decisiva del defunto cardinale Stephen Kim, i cattolici del Sud lavorano a centri di accoglienza e di reinserimento dei profughi del Nord. Al confine, nei pressi della zona demilitarizzata, sono in funzione da 3 anni un grande ospedale gratuito e un Centro intitolato a Don Bosco che, nelle intenzioni del clero locale, serviranno da primo punto di approdo per chi scappa dal regime di Kim Jong-il.

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