Nelle scuole iraniane si incoraggerà la “cultura del martirio”
La decisione è stata annunciata dal capo del gruppo paramilitare dei Basij ed è stata presa in concerto col Ministero dell’educazione. Che da parte sua annuncia diecimila scuole coraniche. I Basij vogliono anche un maggiore coinvolgimento nell’editoria scolastica.
Teheran (AsiaNews) – L’incremento tra gli studenti iraniani della “cultura del martirio” è la “delibera” che il generale Mohammad-Reza Naghdi, capo del gruppo paramilitare dei Basij - che opera sotto il comando delle Guardia rivoluzionaria e si è distinto nella violente repressione delle manifestazioni dell’opposizione - ha annunciato di aver preso insieme al Ministero per l’educazione.
 
Il generale ha aggiunto che vuole raggiungere l’obiettivo accrescendo “i valori della divina difesa della nazione iraniana” nelle scuole e nei libri. La “divina difesa” (defae moghadas), nella terminologia del regime, si riferisce alla guerra con l’Iraq (1980-1988), quando decine di migliaia di giovani e giovanissimi, utilizzati come prima ondata degli attacchi, persero la vita.
 
La “richiesta” avanzata da Naghdi, a quanto informa Rooz, voce degli esuli iraniani, mira a fronteggiare la guerra "soft" e vuole  “espandere la cultura dell’altruismo e del martirio”. E' ciò che egli si aspetta dai programmi formativi e in particolare dalla “organizzazione della ricerca e della pianificazione educativa”
 
Già in precedenza, il ministro dell’educazione aveva parlato dell’intenzione di aggiungere “altruismo e martirio” come argomento del contenuto dei libri scolastici e aveva menzionato la creazione di “diecimila scuole craniche”, definite “autostrada per il martirio e l’umanità”.
 
Il generale Naghdi ha anche manifestato l’intenzione dei Basij di avere un “maggior diretto coinvolgimento” nell’editoria scolastica. I cambiamenti ideologici nei libri scolastici sono entrati nel programma del Ministero dell’educazione da quando Ahmadinejad è divenuto presidente, in particolare dall’inizio del suo secondo mandato.