Elezioni 2012, la democratica Tsai tratteggia il futuro di Taipei
La candidata sfida le politiche pro-Pechino dell’attuale presidente Ma e spiega che ogni dialogo con la Cina continentale “deve passare dal rispetto della democrazia dell’isola”. E da Tokyo, dove si trova in visita ufficiale, apre a un accordo a tre con Taipei e Washington.
Tokyo (AsiaNews) - Il futuro di Taiwan “è nelle mani dei cittadini taiwanesi, non nelle mani cinesi” e ogni precondizione per il dialogo fra Taipei e Pechino “deve essere trasparente e in linea con la democrazia dell’isola”. Lo ha dichiarato Tsai Ing-wen (v. foto), candidata alla presidenza dell’isola per il Partito democratico progressista, nel corso di una visita a Tokyo. Le elezioni, che si terranno il prossimo 14 gennaio, e la possibilità di una vittoria della Tsai preoccupano molto la Cina continentale.

Pur non avendo le mire indipendentiste dell’ex presidente taiwanese (il democratico Chen Shui-bian, che dopo due mandati è finito in galera per delle dubbie accuse di corruzione), la Tsai ha chiarito con forza che Taipei “può dialogare con il vicino, ma salvaguardando sempre l’anima democratica che la caratterizza”. In questo si discosta moltissimo da Ma Ying-jeou, presidente nazionalista in carica, che ha più volte dimostrato un atteggiamento più possibilista nei confronti della Cina comunista.

Al momento la corsa per la carica si riduce a tre candidati: oltre alla Tsai e a Ma si è infatti proposto James Soong, fondatore del People First Party, che ha accusato le “ingerenze” dei comunisti nella corsa elettorale. Dal Giappone, la Tsai ha confermato queste accuse: “Non c’è alcun dubbio che le nostre elezioni siano osservate da molto vicino. E in passato si sono già verificati interventi tesi a modificarle”.

Fino ad oggi Pechino non ha avuto dubbi: il candidato migliore è l’attuale presidente, che ha annullato tutte le politiche pro-indipendenza del suo predecessore e ha firmato 15 accordi economici fra i due lati dello Stretto. La Tsai, invece, sostiene l’alleanza (anche militare) fra il Giappone e gli Stati Uniti, che “rende più stabile e sicura la regione in cui viviamo”. Al momento i sondaggi danno Ma in vantaggio, ma la candidata democratica guadagna punti ogni settimana.

La Cina continentale teme, oltre a un nuovo presidente democratico in carica a Taiwan (isola che Pechino considera territorio "ribelle" sin dal 1949, anno della fuga di Chiang Kai-shek), anche la possibilità che questa diventi la testa di legno di un nuovo accordo con il Giappone. Con l’aiuto degli Stati Uniti, infatti, questa possibilità metterebbe a serio rischio il predominio comunista nella regione.
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